A Rovereto, martedì 15 maggio 2001

Ore 17.00, in piazza Loreto: mostra e interventi.

Ore 21.00, nella sala di palazzo Balista in corso Rosmini 13: dibattito su Razzismo e nazionalismo: le loro nuove maschere e i loro falsi nemici.

A Riva, mercoledì 16 maggio 2001

Ore 17.00, in Piazza delle Erbe: mostra e interventi.

Ore 21.00, nella sala conferenze del rione 2 Giugno (vicino alla Coop.): dibattito su Razzismo e nazionalismo: le loro nuove maschere e i loro falsi nemici.

A Trento, giovedì 17 maggio 2001


Ore 17.00, in piazza Pasi: mostra e interventi.

Ore 21.00, nella sala pubblica di via Verruca 1 (a Piedicastello): dibattito su Razzismo e nazionalismo: le loro nuove maschere e i loro falsi nemici.

A Trento, sbato 19 maggio 2001


Manifestazione, ritrovo in piazza Duomo alle 9.00


Non parlarmi dei tuoi archi, parlami dei tuoi lager

Abbiamo visto, nel corso del secolo appena concluso, quali totalitarismi può partorire la società industriale di massa. La volontà di riflettere sull'origine dei movimenti e dei regimi totalitari nasce da una ragione semplice: quel grembo è ancora gravido di mostri.

Una condizione diffusa di isolamento, di precarietà, di sradicamento sta facendo sorgere nuove forme di ideologia comunitaria (nazionalismi, integralismi, razzismi). Laddove la realtà tinge tutti i desideri, i pensieri, i gesti dei colori spenti del potere, della tecnologia, del denaro, la finzione dell'appartenenza cerca di modernizzare le vecchie identità collettive (nazionali, religiose, etniche, di clan). Queste identità hanno bisogno, per funzionare, della creazione di continui Nemici immaginari. Gli immigrati poveri sono il capro espiatorio di turno.

Svelare le diverse maschere del razzismo significa cogliere la continuità storica di un'ideologia e di una pratica radicalmente legate ad ogni società fondata sul dominio.

Nel quadro di una serie di iniziative contro ogni razzismo e nazionalismo, si svolgeranno due incontri per approfondire i seguenti temi:

Venerdì 3 maggio, ore 21

Ideologia totalitaria e finzione dell'appartenenza. Riflessioni a partire da Hannah Arendt

Sabato 4 maggio, ore 17

Le maschere del razzismo nella società contemporanea

Presso lo spazio anarchico di via Bezzi 36 a Rovereto


Che la paura cambi campo

Siamo in piazza per una manifestazione contro ogni razzismo e nazionalismo.

La nostra definizione di nazionalismo e di razzismo (come teoria e come pratica) è ben diversa da quella accettata.

Il razzismo è il fondamento di questa società, e non un suo fenomeno marginale. Gli Stati e l'economia sradicano milioni di esseri umani dalle loro terre, distruggono i loro legami, li concentrano negli stessi luoghi per le esigenze della produzione, e poi li isolano di nuovo quando il modo di produrre cambia. Li sballottano da una frontiera all'altra. Rinchiudono gli uni nelle gabbie di una nazione, gli altri li rendono stranieri. Il nazionalismo è la menzogna di un'identità collettiva che dovrebbe accomunare poveri e ricchi, sfruttatori e sfruttati, dirigenti ed esecutori per il semplice fatto che vivono negli stessi confini. In questa lotta di classe presa per il culo i nostri nemici non sono più i padroni e i loro servi, ma gli immigrati, i più deboli, i diversi. Nasce così quel risentimento manipolabile chiamato razzismo. Cosa vuol dire, allora, essere contro il razzismo? Limitarsi a ripetere qualche principio umanitario perfettamente astratto (per di più oggi, quando in nome di quegli stessi principi si bombarda)? Opporre una cultura a una pseudo-cultura?

Le dichiarazioni universali dei diritti dell'Uomo non hanno mai impedito che venissero e vengano dominati, sfruttati e massacrati gli uomini concreti. Nel mondo si accumulano i Lager, i ghetti in cui gli individui in sovrannumero sono lasciati marcire. In nome del Progresso, ovviamente, e non di quel vecchio rudere che è la "razza". Eppure anche quel Progresso ha i suoi nemici da liquidare: poveri e sovversivi, bianchi o neri, nazionali o stranieri.

L'antirazzismo di facciata non basta. Dopo decenni di retorica democratica, stanno riprendendo forza persino i gruppi neofascisti.

Ci sono sempre più stranieri nel mondo, e tanti sono i manipolatori della paura: paura di una condizione di vita precaria, di un futuro incerto, del Diverso.

La ragione è semplice: finché esisteranno le frontiere, ci sarà sempre qualcuno che non potrà attraversarle; finché ci saranno il denaro e i documenti, non ce ne saranno mai abbastanza per tutti.

I poveri hanno paura, i ricchi s'ingrassano.

Che la paura cambi campo...

[19-05-03]

Altri testi sul numero 6 di Adesso - Foglio di critica sociale, uscito in occasione delle iniziative.

 
 

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