Il 3 novembre 2002, l’Arcivescovo di Lecce Mons. Cosmo Francesco Ruppi, terminava la sua visita pastorale nel comune di Monteroni. Una visita pastorale durata quindici giorni nel corso della quale ha incontrato praticamente tutti: dagli artigiani ai commercianti, dalle forze dell’ordine agli ammalati, dagli amministratori fino, ovviamente, ai fedeli delle varie parrocchie. Sembra che gli unici che l’Arcivescovo non ci tenesse ad incontrare fossero gli anarchici. Ma come si dice: se la montagna non va da Maometto…
Ultimo appuntamento che Monsignore teneva a Monteroni era la celebrazione della messa nella chiesa matrice del paese, ed è proprio al di fuori di questa che un pugno di individui ha deciso di attenderlo, per spiegare alla gente presente in piazza e successivamente a coloro che uscivano dalla chiesa, quale persona spregevole sia in realtà l’Arcivescovo, proprietario del CPT per immigrati "Regina Pacis", gestito per mano del suo braccio destro nonché segretario.
È stato così che nella piazza è stata allestita una mostra sui CPT, sono stati aperti striscioni e distribuiti centinaia di volantini, parlando al megafono.
Nel frattempo sono intervenuti numerosi sbirri, dai vigili urbani ai carabinieri di Monteroni, fino alla Digos leccese, che con diversi pretesti hanno cercato invano di fermare la protesta e di identificare i manifestanti, riuscendoci solo con uno.
A conclusione della messa, l’Arcivescovo ha rinunciato ad affacciarsi sul sagrato per l’ultimo saluto ai fedeli, è uscito dal retro della chiesa ed è fuggito, percorrendo strade in senso vietato scortato dai carabinieri, suscitando così l’ilarità dei presenti. Per la fretta di allontanarsi, l’autista è salito su un marciapiede, rompendo la coppa dell’olio dell’automobile su cui viaggiavano; il vescovo ha così dovuto farsi accompagnare dai carabinieri e la sua auto è stata rimorchiata dal carro attrezzi.
In seguito a tale protesta, i carabinieri hanno convocato e si sono presentati a casa di due compagni presenti in piazza quella mattina, col tentativo di intimorire e carpire informazioni sugli altri manifestanti.
Il volantino che segue è uno dei volantini distribuiti quella mattina.
Lo stesso volantino è stato affisso sui muri di Lecce nei giorni successivi, ed il Vescovo per mezzo del suo avvocato ha presentato un esposto in procura per ravvisare eventuali estremi di reato (quali calunnia e/o diffamazione).

Il vero volto dell’accoglienza

Caritatevole accoglienza: ecco come burocrati, preti e politicanti pretendono di fare apparire l’infame pratica di recludere in veri e propri lager come il Regina Pacis di San Foca, gli indesiderati in attesa di espulsione che non rientrano nelle "quote di immigrazione" degli imprenditori nostrani. Perché bisogna ben dirlo: l’immigrato è una merce (come tutti del resto); gli imprenditori definiscono le caratteristiche di ciò che comprano, lo Stato raccoglie i dati, la polizia esegue le retate, i carcerieri vigilano sugli individui rinchiusi affinché non siano liberi di muoversi autonomamente.

I centri di questo genere sono luoghi costituiti da alte mura, filo spinato, sbarre alle finestre, telecamere e guardiani tutto intorno; infatti, benché presentati come luoghi in cui viene praticata l’accoglienza e la solidarietà, sono in realtà centri di detenzione in cui coloro che vi finiscono restano solo in attesa di essere cacciati dalla ricca società occidentale, nella quale c’è posto solo per chi ne è parte integrante e ingranaggio utile al suo funzionamento. Eccola, la tanto sbandierata accoglienza…
Sua Eccellenza, Monsignor Cosmo Francesco Ruppi,
è parte integrante e diremmo addirittura fondamentale di questo perverso meccanismo, essendo egli il gestore - per mano del suo scagnozzo Don Cesare Lodeserto - della galera "Regina Pacis" di San Foca, in cui vengono rinchiusi uomini, donne e bambini "colpevoli" solo di essere sbarcati sulle nostre coste per fuggire da condizioni di vita odiose, ma di non avere in tasca un documento d’identità: è solo questo infatti che rende questi esseri umani "clandestini".

Il Vescovo si nasconde dietro l’apparente e rassicurante facciata di benefattore dell’umanità, riuscendo a raggirare molte persone in buona fede, ma dietro questo suo aspetto palesemente falso si nasconde in realtà un criminale senza scrupoli, un essere meschino oltre ogni limite, sfruttatore della speranza e profittatore della disperazione di migliaia di esseri umani, che egli considera solo carne da macello da usare per arricchirsi quanto più possibile durante il periodo di reclusione, in attesa di rispedirli nel loro paese di provenienza ad incontrare nuovamente la fame, la guerra, la miseria, le malattie, lo sfruttamento: tutte condizioni che noi stessi, dall’altra parte del mare, abbiamo contribuito a creare; a tutto ciò, si aggiungano anche le migliaia di persone morte in mare nel corso dei vari "viaggi della speranza", tra i cui responsabili morali possiamo aggiungere senz’altro Monsignor Ruppi e il suo degno compare Don Cesare Lodeserto, criminale della stessa risma.

Additiamo quindi questi due avvoltoi e tutti quanti svolgono il loro stesso ruolo come nostri nemici, sentendoci a fianco, nei fatti, degli sfruttati che sbarcano sulle coste del nostro Paese, consci che è il capitalismo ad accomunare sempre più le nostre vite all’insegna della precarietà e dell’impossibilità di decidere del nostro presente e del nostro futuro. Per cui se comuni sono le condizioni di sfruttamento, comune allora può farsi la lotta, sulla base del rifiuto di una vita ogni giorno più spossessata e precarizzata.

NEMICI DI OGNI FRONTIERA

 
 

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