Testo di un manifesto apparso in varie città italiane e a Parigi, dicembre 2002

Ulach smah!

LA LOTTA IN ALGERIA E' ANCHE NOSTRA

INSORTI ALGERINI,

la lotta che, dall'aprile 2001, state portando avanti contro tutti i dirigenti della società è un esempio per noi e per tutti gli sfruttati. Le vostre sommosse ininterrotte hanno dimostrato che il terrorismo dello Stato e dei gruppi integralisti, alleati da un decennio nel massacrare i poveri a beneficio dei ricchi, non ha piegato la vostra fierezza. Avete capito che di fronte al colera della dittatura militare e alla peste del fondamentalismo islamico, l'unica cosa da scegliere è la rivolta aperta. All'unione di due capitalismi, quello liberale che licenzia in massa e privatizza e quello socialista-burocratico che tortura e assassina, avete risposto con l'unione di una lotta generalizzata.

Immaginiamo cosa vuol dire per uno Stato e i suoi poliziotti trovarsi di fronte una massa di rivoltosi i cui striscioni avvertono, come è successo ad Algeri nel giugno del 2001, "Non potete ucciderci, siamo già morti". Immaginiamo appena, invece, cosa vuol dire una regione di qualche milione di abitanti, come la Cabilia, in cui i gendarmi vivono asserragliati nelle caserme, messi "in quarantena" dalla popolazione insorta, in cui le elezioni sono disertate in massa, le urne elettorali e le sedi dei partiti politici bruciate; in cui i municipi rimangono deserti, sbarrati.

I politici che siedono in parlamento con zero voti ottenuti hanno rivelato a tutti la menzogna della democrazia rappresentativa e l'arroganza di un potere sempre più mafioso.Siete riusciti a spezzare i piani di chi voleva dare alla vostra lotta un'immagine particolarista e regionalista.

Il contenuto universale delle vostre rivendicazioni - come quella del ritiro immediato e non negoziabile della gendarmeria - non è più mascherabile.

L'autonomia del vostro movimento, organizzato in modo orizzontale negli Aarch (assemblee di villaggio), non può che alleare contro di voi tutti i dirigenti della società algerina e i loro complici degli altri paesi. Una rivolta senza capi e senza partiti non troverà nemmeno i favori dei professionisti della solidarietà internazionale, privati in questo caso di figure carismatiche o sottocomandanti da idealizzare. Avete potuto finora contare solo su di voi. E la repressione incalza, con centinaia di morti, migliaia di feriti e di invalidi a vita, tantissimi dispersi, con la tortura e l'arresto di molti delegati degli Aarch e manifestanti. Con i prigionieri in sciopero della fame e tanti insorti costretti alla clandestinità.

È ora che la radicalità di quello che avete già fatto trovi altri complici nel mondo, per spezzare l'embargo informativo e la violenza assassina dello Stato. Le pallottole che vi colpiscono sono pagate anche dal governo e dalle industrie italiani, Eni in testa. Le armi che sparano contro le vostre manifestazioni sono spesso di fabbricazione italiana.

COMPAGNI, NON SIETE SOLI. CHE LA VOSTRA RIVOLTA ESPLODA OVUNQUE.

Alcuni amici degli Aarch

Nessun perdono!

PIATTAFORMA COMUNE DI RIVENDICAZIONI

Noi, rappresentanti delle Wilaya [provincie] di Sétif, Bordj Bou Arrédj, Bouira, Boumerdès, Bgayet, Tizi Ouzu, Algeri e del Comitato collettivo delle Università di Algeri, abbiamo adottato questa piattaforma comune di rivendicazioni:

1. Per una immediata presa in carico, da parte dello Stato, di tutti i feriti e di tutte le famiglie dei martiri della repressione nel corso di questi avvenimenti.

2. Per la condanna, da parte dei tribunali civili, di tutti gli autori e i mandanti dei crimini, nonché per la loro radiazione dai corpi di sicurezza e dalle funzioni pubbliche.

3. Per il riconoscimento dello status di martire a chi è stato vittima nella lotta per l'affermazione della dignità durante questi avvenimenti; e per la protezione di tutti i testimoni del dramma.

4. Per la partenza immediata delle brigate di gendarmeria e dei rinforzi delle Urs (Unità di Repressione e di Sicurezza).

5. Per l'annullamento delle persecuzioni giudiziarie contro tutti i manifestanti e il condono di quelli già giudicati nel corso di questi avvenimenti.

6. Immediata cessazione delle spedizioni punitive, delle intimidazioni e delle provocazioni contro la popolazione.

7. Scioglimento delle commissioni d'inchiesta avviate dal potere.

8. Accoglimento della rivendicazione amazigh [berbera] in tutte le sue dimensioni (relative all'identità, alla civiltà, alla lingua e alla cultura) e per il riconoscimento del tamazight [lingua berbera] come lingua nazionale ed ufficiale.

9. Per uno Stato garante di tutti i diritti socioeconomici e di tutte le libertà democratiche.

10. Contro le politiche di sottosviluppo, di pauperizzazione e di clochardisation del popolo algerino.

11. Perché tutte le funzioni esecutive dello Stato e i corpi di sicurezza vengono posti sotto l'autorità effettiva di istanza democraticamente elette.

12. Per un piano socioeconomico d'emergenza in favore di tutta la regione.

13. Contro la hogra [abuso di potere, disprezzo arroganza...] e tutte le forme di ingiustizia e d'esclusione.

14. Per una revisioone, caso per caso, degli esami per gli studenti che non hanno potuto superarli.

15. Istituzione di un sussidio di disoccupazione, pari al 50% del reddito minimo dei lavoratori, per tutti coloro che cercano un impiego.

Esigiamo una risposta ufficiale, immediata e pubblica a questa piattaforma di rivendicazioni.

Ulach Smah Ulach (nessun perdono) - La lotta continua

El Kseur, 11 giugno 2001

CODICE D'ONORE DEI DELEGATI DEGLI AARCH ALGERINI

I delegati del movimento s'impegnano a:

1 - Rispettare i termini enunciati nel capitolo dei principi direttivi dei coordinamenti di Aarch, Dairas e Comuni.

2 - Onorare il sangue dei martiri della Primavera Nera 2001, continuando la lotta fino alla soddisfazione delle rivendicazioni della piattaforma di El Kseur, e a non sfruttare la loro memoria per fini di lucro politici.

3 - Rispettare lo spirito risolutamente pacifico del movimento.

4 - Non portare avanti alcuna attività o azione che miri acreare dei legami diretti o indiretti con il potere e i suoi collaboratori.

5 - Non utilizzare il movimento per dei fini partitici e non trascinarlo in competizioni elettorali o in alcuna altra possibilità di accedere al potere.

6 - Non fare intrallazzi per ottenere un qualunque mandato elettorale fino a che non siano soddisfatte le rivendicazioni della piattaforma di El Kseur.

7 - Non accettare alcun posto politico (nomina per decreto) nelle istituzioni del potere.

8 - Dare prova di civismo e di rispetto verso i propri pari.

9 - Dare al movimento una dimensione nazionale.

10 - Non fare alcuna dichiarazione ai media in nome del coordinamento di Aarch, Dairas e Comuni.

11 - Manifestare la propria solidarietà verso tutte le persone oggetto di intimidazioni, minacce, pressioni e persecuzioni giudiziarie, e che subirebbero gravi conseguenze per la loro partecipazione al movimento.

N.B. Il presente codice d'onore rappresenta il giuramento del movimento e la sua fedeltà.

Sarà pubblicamente denunciato ogni delegato che violerà il presente codice d'onore.

Ulach Smah Ulach (nessun perdono) - La lotta continua

Inter Wilaya Ait-Jenad, 27-28 novembre 2001

IL GRANDE CAMUFFAMENTO

[Testo firmato da Alcuni amici francesi delle "aarch" - Parigi, 6 aprile 2002 ]

Mentre in Cabilia la repressione colpisce il movimento rivoluzionario delle aarch, il silenzio mantenuto da mesi in Francia su questo movimento è rotto solo da alcune rare informazioni, quasi sempre corredate di menzogne e calunnie. Così, quando il RCD (Rassemblement pour la Culture et la Démocratie), e ancor più tardivamente il FFS (Front des Forces Socialistes), finiscono per adottare, costretti con la forza, la consegna del boicottaggio delle elezioni, Libération o Le Monde ce ne danno notizia senza neanche menzionare il fatto che erano state le aarch ad aver deciso da tre mesi il rifiuto attivo delle elezioni, e ad aver cominciato a metterlo in pratica bruciando le urne ed esortando tutti gli algerini ad aderire alla loro parola d’ordine.

Nessuna ignominia da parte della classe dirigente dello Stato francese, in cui destra e sinistra si confondono, può suscitare stupore: sappiamo quali vincoli di petrolio e di sangue la leghino ai padroni dell’Algeria. Ma al di là dei più direttamente interessati alla perpetuazione di uno stato di cose così proficuo, è con la benevola discrezione di tutti coloro che detengono qui in Francia il monopolio della parola (politici, intellettuali e vari personaggi dei media) e nell’indifferenza del resto della popolazione - indubbiamente troppo occupata ad incarcerarsi nel Loft Story 2 [versione francese del Grande Fratello] - che il potere algerino può imprigionare, torturare ed assassinare. Dall’epoca in cui i parigini lasciavano senza batter ciglio che la polizia massacrasse gli algerini per le strade, mai la vergogna di essere francese era stata così forte quanto oggi. Possiamo lavare quest’onta solo denunciando e combattendo con tutti i nostri mezzi le complicità di ogni sorta che qui trovano i nemici dell’autorganizzazione degli insorti cabili. Questi nemici, come ciascuno sa in loco, sono anche i proprietari dell’opposizione, burocrati dei partiti politici totalmente screditati, ma che sperano sempre, col favore della crisi, di essere chiamati a sedere in un “governo di unità nazionale”.

Lo Stato algerino giunge a mettere nuovamente in opera tutti i propri mezzi polizieschi dopo aver visto fallire, una dopo l’altra, le sue manovre “di pacificazione”, e in particolare la messinscena del “dialogo” con i delgati “Taiwan” (così sono chiamati là, nel senso di cotraffazione). L’illusione dello spostamento di qualche brigata di gendarmeria, così come il “riconoscimento” della lingua berbera, non potevano ingannare nessuno in Cabilia, e di certo non potevano essere sufficienti per tutti quelli che hanno gustato la libertà iniziando a prendere direttamente in mano i propri affari nelle assemblee di villaggio e di quartiere. Come riassumeva il 24 marzo un rivoltoso di Tizi Ouzou: “Da un anno a questa parte abbiamo avuto il tempo di riflettere: è l’intero potere che deve sparire, altrimente i nostri problemi non verranno mai risolti”. Questo potere burocratico-militare, che attraverso le sue mutazioni tramite cooptazioni e purghe mafiose sarà riuscito a sopravvivere per quarant’anni, all’inizio si era insediato reprimendo i tentativi di autogestione dei primi mesi dell’indipendenza. Ora, dopo tutti questi anni di sfruttamento sistematico del paese in nome dell’interesse nazionale, di caos omicida in nome dell’ordine, e di pauperizzazione generale in nome dell’efficienza economica, l’unica soluzione che rimane per farsi effettivamente carico dei problemi della società algerina, in Cabilia come ovunque, è l’autorganizzazione di base per mezzo della partecipazione diretta di tutti gli affari comuni. “La soluzione delle aarch consiste nella strutturazione orizzontale dell’Algeria con una presidenza a rotazione, per assicurare un sistema democratico” dichiarava con fredda ironia Ali Gherbi, delgato di El Kseur, qualche giorno prima di essere arrestato.

Ecco l’esempio offerto al mondo intero dalle aarch della Cabilia: la libertà, ma anche la fermezza, la dignità e il coraggio fondati sull’esercizio collettivo della responsabilità in una lotta comune, ed è questo ciò che né la repressione, né le calunnie, né la confusione mediaticamente organizzata riusciranno a farci dimenticare. Noi non abbiamo la memoria corta, anzi. E se un elettore informato attraverso Internet ci dice che tali forme di organizzazione collettiva e di solidarietà non hanno più alcun posto in una società veramente moderna, risponderemo che proprio per tale motivo questa società merita, secondo noi, di sparire.

 
 

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