Il nostro cuore piange per la Palestina. Ma non vi parleremo anche noi delle case distrutte, della guerra nelle strade, dei carri armati ad ogni angolo: quello che sta accadendo laggiù è sotto gli occhi di tutti. Altro ci preme dire. Qualche nota frettolosa per lettori che non lo siano.

La manipolazione internazionale del consenso democratico dopo l’11 settembre ha avuto effetti immediati in Palestina. Quello che altrove si è tradotto in un maggior controllo poliziesco, in nuove leggi "antiterrorismo", in un'accelerazione degli attacchi padronali contro tutti gli sfruttati, laggiù ha significato una ripresa della repressione più sanguinaria, fino all'attuale tentativo di soluzione finale della questione palestinese. Gli ultimi a dover parlare sono coloro che hanno collaborato con questa manipolazione manipolando essi stessi il concetto i "terrorismo". Quanti lo hanno attribuito, invece che agli Stati e ai padroni che colonizzano, bombardano, massacrano, ai rivoluzionari e ai ribelli? Chi parla di "terroristi" a proposito degli insorti di Genova, ad esempio, ha un cadavere in bocca quando si indigna per quello che Sharon dice dei ragazzi dell'Intifada.

Solo l'incontro della lotta insurrezionale degli sfruttati palestinesi con quella degli altri (dai dissidenti israeliani al resto del mondo) può fermare il massacro. La guerra sociale dei proletari contro le rispettive classi capitaliste: ecco il vero nemico, per Sharon come per tutti i dirigenti o aspiranti tali. Le chiacchiere sull'ONU, sula comunità internazionale sono fumo negli occhi. La sola solidarietà concreta con i palestinesi in lotta è battersi qui contro lo Stato e il capitale, è colpire qui i responsabili di quanto accade laggiù. La forza dei massacratori, a Gerusalemme come altrove, risiede nella complicità di chi accetta.

Tanto meno si può dire che, di fronte ai carri armati, non sostenere Arafat significa fare il gioco di Sharon. Falso. Arafat, oltre ad aver ingabbiato l'opposizione all'occupazione militare, difende gli interessi della classe capitalista araba, la quale pretende semplicemente lo sfruttamento in proprio dei proletari palestinesi. La lotta contro lo Stato di Israele e contro la creazione di uno Stato palestinese sono inseparabili.

Gli interessi in gioco in Medio Oriente sono, come è noto, enormi. Gli Stati Uniti non vogliono un potere stabile dello Stato d'Israele in quanto alleato. Puntano piuttosto su una situazione sempre più incancrenita per aumentare il loro controllo politico ed economico su tutta la regione.

Pensiamo alla storia di tutti quegli ebrei che nel corso dei secoli sono stati sterminati, marchiati, rinchiusi in campi di concentramento. Che hanno, cioè, subito il potere degli Stati in tutta la sua ferocia. Non avevano cittadinanza, la loro cultura non aveva territorio, le loro leggende viaggiavano per il mondo. Istituita una nuova cittadinanza, recintata la cultura in un territorio e accompagnata a una bandiera, le leggende rinchiuse in un cassetto - creato, in breve, un nuovo Stato -, gli oppressi di ieri sono diventati a loro volta oppressori. I nazisti lo hanno dimostrato per sempre nel loro freddo, burocratico efficientismo: la macchina statale è un mostro assassino. I boia di Sharon lo stanno confermando ogni giorno. Non ci uniremo mai al coro di chi vendica uno Stato palestinese libero e indipendente. I primi a farne le spese, come ci ha già insegnato l’operato dell'autorità palestinese in questi anni (polizia, carcere e tortura contro i dissidenti), sarebbero i palestinesi ribelli.

"Due popoli, due Stati" esprime il punto di vista delle classi dirigenti. Dalla menzogna che alimenta la guerra nazionalista e religiosa (non più poveri contro ricchi, governati contro governanti, bensì Palestinesi contro Israeliani, ebrei contro musulmani) si esce solo con la creazione di libere comunità federate fra loro, senza Stato e senza sfruttamento. È questo sogno che la situazione palestinese dovrebbe spingerci a rendere concreto. Anche perché l'eventualità che si cominci anche qui a scannarsi per lingue o fedi diverse è sempre più tragicamente reale. Solo la chiarezza della guerra sociale può dissipare la nebbia delle false opposizioni.

Alcuni sostenitori della guerra sociale

Torino, 29 marzo 2002

 
 

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