Sarà una brutta domenica quella del 21 maggio. La Campana dei Caduti ospiterà braccia tese, teste rasate e fasci littori. Rovereto, che si fregia dell’appellativo di “città della pace”, accoglierà a braccia aperte coloro che della guerra e della superiorità della razza hanno fatto un’ideologia e una pratica di vita.

Trecento ex-combattenti della Repubblica Sociale Italiana di Salò con relativa scorta si sono dati appuntamento per una cerimonia commemorativa in onore dei loro “caduti in armi”: cerimonia che, se passa, diventerà d’ora in poi un raduno nazionale fascista, con tanto di “associazione 21 maggio” e tutto quel che ne consegue.

Diciamo subito due cose. Per noi non è affatto vero che “tutti i morti meritano lo stesso rispetto”. I fascisti, i collaboratori dei nazisti, i rastrellatori di ebrei, i torturatori e assassini di partigiani, i responsabili di eccidi e massacri non diventano qualcos’altro una volta morti: non meritano, quindi, alcun “onore”, bensì perenne disprezzo. Bisogna poi essere ciechi ed ipocriti per affermare, come hanno fatto vari esponenti della sinistra istituzionale, che si tratta di innocue cerimonie su pagine che la Storia e la cosiddetta coscienza civile hanno definitivamente assorbito. In realtà, queste commemorazioni contribuiscono a dare forza e legittimità ai gruppi neofascisti, alla loro riscrittura del passato e alle loro pratiche attuali. Non a caso esse diventano possibili ora che, nel tacito assenso generale, il fascismo sta lentamente riguadagnando terreno, passo dopo passo. Milano, città che ha avuto la medaglia d’oro per la Resistenza, ha recentemente visto marciare orde di camicie nere che cantavano allegramente “l’orgoglio fascista è ancora nelle strade”. In tutta Italia – come nel resto d’Europa – non si contano più i pestaggi o gli accoltellamenti ai danni di immigrati, antagonisti o di chi appare semplicemente “diverso” per gusti sessuali o per abbigliamento. Solo nell’ultimo anno sono stati 16 i centri sociali incendiati da questi nostalgici del Duce.

Non a caso assieme ai reduci di Salò ci saranno anche i vari Motta e Giuliana, dirigenti trentini di Fiamma Tricolore nonché autori di ripetute aggressioni squadriste.

Tutto questo oggi, non 61 anni fa.

Non permetteremo senza reagire che a Rovereto si inneggi al fascismo.

Le istituzioni si assumano le proprie responsabilità.

Invitiamo tutti gli antifascisti a mobilitarsi contro questo insulto ai partigiani e alle vittime dei repubblichini.

DOMENICA 21 MAGGIO, ORE 8.00, PIAZZA PODESTA’

PRESIDIO CONTRO OGNI FASCISMO

Per poterne discutere con anticipo:

VENERDI’ 19 MAGGIO, AI GIARDINI MILANO, ORE 17.30

ASSEMBLEA PUBBLICA

antifascisti di Rovereto e Trento

Due parole sul presidio-corteo contro ogni fascismo del 21 maggio a Rovereto

Domenica 21 maggio, si è svolta alla Campana di Rovereto una commemorazione dei “caduti in armi della Repubblica Sociale Italiana”. Chiamarlo raduno fascista è una semplice constatazione. Gli oratori ex repubblichini chiamavano i presenti “camerati” e hanno rivendicato la loro scelta di difendere il regime fascista e l’alleato nazista; i più giovani, in camicia nera, hanno dichiarato di ereditare la staffetta e l’esempio dai caduti. In perfetto stile da Ventennio, il cappellano militare ha benedetto i labari, tra cui la bandiera con l’aquila e il fascio littorio e quella della Decima Mas. Secondo il sindaco, tuttavia, non c’è stata “apologia del fascismo”, mentre secondo i giornali è stato rispettato lo spirito della “campana della pace”.

Lo stesso giorno si è svolto un presidio contro ogni fascismo, successivamente trasformatosi in un corteo spontaneo. In una città blindata (si parla di almeno 300 agenti), la manifestazione, che ha coinvolto circa 200 persone, è durata più di 5 ore. Delle decine di interventi – che hanno spaziato dalla storia nazionale a quella locale, dal fascismo storico alle attuali aggressioni squadriste, passando per lo stragismo degli anni Sessanta e Settanta, dalla guerra in Afghanistan e in Iraq ai lager per immigrati, dalle coperture istituzionali di cui godono i neofascisti al collaborazionismo della sinistra, dall’antifascismo mummificato agli antifascisti in carcere – i giornali sono riusciti a non dire assolutamente nulla, tacendo persino l’intervento del presidente dell’ANPI.

A dispetto delle odiose falsificazioni mediatiche, vogliamo sottolineare quelli che ci sono sembrati gli aspetti positivi della manifestazione.

Innanzitutto, lo spirito che l’ha caratterizzata. Le modalità sono state discusse in un’assemblea pubblica. Non c’erano bandiere di gruppo, partito o sindacato. Gli interventi – numerosi e variegati – non sono mai stati autopromozionali, assumendo il carattere ben più interessante di riflessioni sulle idee e sui metodi. I passaggi dell’iniziativa (che non si presentava facile) sono stati discussi e condivisi collettivamente in piazza, senza la consueta separazione tra “organizzatori” e “partecipanti”. Non c’erano, come pretende qualche scribacchino salariato, né colonnelli né truppe, bensì una piccola e gioiosa comunità di lotta. Nulla è stato concordato con la polizia. La parola era libera, il clima festoso e a tratti (ad esempio durante il saluto sotto il carcere, con la calorosa risposta delle detenute) persino emozionante. La presenza del corteo ha fatto sì che i fascisti andassero a mangiare fuori regione, e non, come inizialmente previsto, in un ristorante roveretano.

La gente attorno era tutt’altro che impaurita. Diverse persone salutavano dalle finestre, qualcuno ascoltava, qualcun altro no. Nessuno “scappava con i figli in braccio”, come ha scritto qualche giornalista.

Un’occasione di lotta, insomma, proposta a chi voleva condividerla, senza calcoli né accordi fra gruppetti. Liberi gli altri di opporsi al raduno fascista a modo loro (accettiamo le critiche ma non sopportiamo gli alibi).

Domenica ci siamo sentiti, semplicemente, compagni tra compagni.

E abbiamo una convinzione: l’anno prossimo nessun raduno fascista si terrà a Rovereto.

alcuni partecipanti

 
 

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