Lunedì 26 gennaio [2004] a Trento si è tenuta una manifestazione contro la riforma scolastica "Moratti", in occasione della visita del ministro ad un istituto privato della città: l'Arcivescovile, uno tra i tanti che beneficeranno di nuovi fondi non più stanziati alla scuola pubblica.

Il corteo (circa 1500 persone, prevalentemente studenti medi, disobbedienti in testa), con aria festosa e piuttosto rilassata, ha attraversato le vie del centro di una città tutt'altro che blindata, nonostante le locandine dei quotidiani locali annunciassero un "clima di scontro": nei giorni precedenti, i disobbedienti avevano puntualmente preparato mediaticamente il "Moratti-day", minacciando di voler impedire l'ingresso del ministro all'interno dell'edificio.

Dopo un gustoso spettacolino davanti al Palazzo di governo, il lancio di qualche rotolo di carta igienica da parte di alcuni prescelti tra i disobbedienti, il corteo è giunto all'entrata posteriore della scuola. Qualche uovo, spontaneamente lanciato sull'edificio a dispetto dei vigilanti (digossini e disobbedienti), ha vivacizzato il momento senza comunque alzare troppo la tensione.

L'ingresso all'istituto è stato presidiato per tutta la giornata da un discreto numero di manifestanti, con una fila di celerini davanti al cancello e più numerose forze dell'ordine all'interno del piazzale. La Moratti, come pubblicamente noto, peraltro, è entrata però dall'entrata principale, sul lato opposto dell'edificio, dove ha attraversato un presidio organizzato dalla CGIL.

Verso sera, quando varie persone si erano allontanate per partecipare ad un'assemblea, inaspettatamente dall'interno dell'istituto i carabinieri aggrediscono i dimostranti: un ragazzo viene atterrato e menato; una compagna intervenuta ad impedirlo, presa a calci a terra, ne esce con una frattura multipla e scomposta ad un braccio.

In serata, mentre i disobbedienti si preoccupavano prontamente di organizzare nella loro Tana una conferenza stampa sull'accaduto, in questura gli sbirri rilasciavano il ragazzo fermato appesantito da una denuncia, in ospedale gli infermieri comunicavano alla compagna tre giorni di prognosi (oltre ai mesi di gesso).

Continua a crescere la tensione in questi tempi di precettazioni, arresti, sgomberi, espulsioni e fogli di via. Il messaggio che le forze dell'ordine stanno lanciando in Trentino come nel resto d'Italia è chiaro: non si può più fiatare. Si ricevono bastonate ad ogni minimo cenno di reazione alle condizioni di vita imposte, condizioni appunto mantenibili solo con il terrore.

Partiti e sindacati non possono fare nulla che non sia già fra le possibilità di studenti, operai e altri sfruttati che si autorganizzano, senza deleghe, senza rappresentanti che ti svendano poi al miglior offerente. Mentre riformisti e disobbedienti vari non mancano occasione per inscenare i soliti teatrini, gli autoferrotranviari ci hanno ricordato, dopo anni di ipocrite recite politico-sindacali, come sia possibile tagliare corto con lo spettacolo e sbattere la porta in faccia ai padroni. Che si raccolga il loro esempio allora, per estenderlo a tutte le lotte, senza distinzioni di categoria, con la rinnovata convinzione che l'arma più
efficace nelle mani degli sfruttati è la determinazione a risolvere direttamente i propri problemi.

CONTRO LE MANIPOLAZIONI POLITICHE, SINDACALI E DISOBBEDIENTI. PER L'AUTORGANIZZAZIONE DELLE LOTTE.

anarchici roveretani


 
 

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