Nell’ambito di una serie di iniziative informative aventi per tema l’immigrazione e i centri di permanenza temporanea, per sabato 3 agosto 2002 avevamo chiesto l’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico sul lungomare di San Foca (LE) per esporre la mostra, il banchetto con il materiale informativo e per volantinare. Prima avremmo tenuto un sit-in davanti al centro di detenzione. Il primo agosto dal Comune e dal corpo dei Vigili Urbani ci comunicano che è tutto a posto.

Quando arriviamo (una quarantina di persone da Lecce, Taranto e Bari) troviamo un cordone di polizia che ci impedisce di arrivare al centro di detenzione. Dopo alcune discussioni e qualche spintone, decidiamo di non forzare, perché non tutti sono d’accordo, e continuiamo la nostra protesta al di qua del cordone. Ma gli immigrati rinchiusi nel centro non riescono a vederci. La sera ci spostiamo sul lungomare ma anche lì vengono per cacciarci, ci opponiamo e alla fine ci lasciano stare, con la Digos che ci controlla a pochi metri.

La presa per il culo non ci è piaciuta, decidiamo quindi di ritornare il sabato successivo senza chiedere o comunicare alcunché. Così il 10 agosto torniamo davanti al centro arrivando dalla spiaggia, visto che il lager "Regina Pacis" si affaccia sulla costa.

Appena arrivati, coloro che lavorano nel centro pensano bene di portare dentro i loro furgoni, dato che noi ci siamo fermati proprio davanti al loro parcheggio e visto che tempo prima mani ignote avevano vergato scritte sui loro mezzi. Un albanese che lavora nel centro parte a gran velocità sta per mettere sotto uno di noiOltre all’albanese parecchi altri operatori del centro escono a provocare in vario modo, anche dei volontari giunti da Torino (ragazzi dall’animo nobile, evidentemente…). Nel frattempo arrivano sbirri in notevole quantità dai loro alloggi (due alberghi a 50 metri dal centro); sono lì da qualche anno, dai tempi dell’"Operazione Primavera", per pattugliare le coste. Comunque la presenza sotto il centro di detenzione è proficua: tanti bagnanti si sono avvicinati ed hanno solidarizzato con noi e con gli immigrati reclusi nel centro che urlavano per la gioia. Parlandogli in francese molti hanno capito il motivo per cui eravamo lì. Gli sbirri, da parte loro, hanno messo i loro blindati davanti ad un cancello dietro cui c’erano diversi immigrati rinchiusi, affinché non ci vedessero e, probabilmente, anche per nasconderli alla vista dei bagnanti.

Prima di andare via, poi, è arrivata anche una televisione locale, i cui operatori sono stati cacciati. Il giorno dopo sul giornale è uscito un trafiletto che riportava la notizia, ovviamente in maniera distorta.

Il 15 agosto usciva sul giornale un altro articolo, dai toni terroristici, in cui si dava la notizia che per tutta la giornata precedente il Regina Pacis era stato presidiato da carabinieri e polizia in tenuta antisommossa, poiché erano attesi diverse centinaia di contestatori che, a loro dire, avrebbero dovuto sfasciare il centro di detenzione. Venivano citati anche stralci di un volantino distribuito precedentemente. Probabilmente le forze dell’ordine, dall’alto della loro idiozia, si sono confuse, dato che noi avevamo presentato una richiesta di manifestazione per il 14 settembre, esattamente un mese dopo. Manifestazione che peraltro non abbiamo più fatto, visto che se lo sarebbero aspettato.

Infine, la mattina di sabato 31 agosto, verso le 9.00, per protestare contro il diniego dei permessi da parte dell’Amministrazione comunale per la giornata del 3 agosto 8 persone hanno interrotto la seduta e occupato il consiglio comunale che si teneva a Melendugno. I manifestanti hanno spiegato le motivazioni per cui erano lì (distribuendo e leggendo un volantino), hanno aperto uno striscione e suonato delle trombe da stadio.

Dopo alcuni minuti, dato che il consiglio non riusciva ad intervenire per interromperli, sono stati chiamati i vigili; è seguito qualche attimo di tensione quando uno di loro ha prima tentato di strappare lo striscione dalle mani dei manifestanti e successivamente minacciato e tentato di aggredire due di questi. I manifestanti hanno lanciato in aria dei volantini e sono poi usciti, continuando a volantinare ai passanti, sino a quando non sono intervenuti i carabinieri che hanno provato ad identificare gli otto. Siccome questi protestavano per fatti comunque riguardanti i clandestini, che i documenti non li hanno, si sono rifiutati di consegnarli anche loro, anche quando sono stati avvisati che sarebbero stati trattenuti in caserma per 24 ore. Tutto ciò è andato avanti per un bel po’, sino a quando una ragazza ha consegnato un documento. Dopo l'identificazione di questa, la folla di 8 persone è andata via.

Quello che segue è il volantino che è stato distribuito.


La libertà non si mendica!

L’organizzazione dell’attuale struttura societaria si basa sempre più sull’autoritarismo, la gerarchia, la delega e la repressione. Succede così quindi che per poter esprimere le proprie opinioni, manifestare il dissenso, sostare in una piazza o davanti ad una casa di reclusione per immigrati diventi argomento da dibattere innanzitutto con gli organi preposti ad autorizzare o meno determinati comportamenti. Probabilmente, in un futuro non troppo lontano, saremo costretti a chiedere - e forse a mendicare - permessi anche per poter pensare con la nostra testa, per poter passeggiare in strada o per poter fumare all’aria aperta!

Considerando che la madre degli imbecilli è sempre gravida, e che tanti possono incontrarsene - soprattutto in un’aula consiliare - , chiariamo brevemente i fatti.

Nell’ambito di alcune iniziative informative sulla questione immigrazione organizzate da qualche individualità (affinché questo non sia argomento esclusivo dei vari "specialisti" e pennivendoli), per non trasgredire alle valide regole democratiche che sono fondamenta della nostra civile società, era stata inoltrata domanda per l’occupazione di pochi miseri metri quadrati di suolo pubblico sul lungomare della marina di San Foca e comunicato che alcune decine di persone avrebbero sostato per un paio d’ore davanti alle mura, grondanti di sangue innocente, del centro di permanenza temporanea "Regina Pacis" per manifestare solidarietà ai reclusi, sempre in località San Foca: tutto questo, previsto per la data del 03 agosto 2002. Due giorni prima di tale data, in seguito ad una telefonata fatta in Comune, ci veniva garantito che tutto era in ordine e che un vigile ci avrebbe portato le autorizzazioni il giorno stesso delle iniziative.

Venendo meno al nostro naturale scetticismo quando si ha a che fare con dei politicanti, buoni solo a riscaldar poltrone, ci siamo maldestramente fidati, col risultato di trovare una volta giunti davanti al "Regina Pacis" un cordone di poliziotti che ci ha sbarrato la strada, impedendoci di svolgere la nostra manifestazione, e subito dopo trovando dei vigili troppo ligi al loro dovere che hanno provato – stavolta inutilmente – a cacciarci dal lungomare, per evitare di diffondere la nostra idea riguardo la miserabile pratica di rinchiudere degli esseri viventi dietro sbarre e alte mura, soprattutto perché è controproducente farlo in estate, quando i turisti vogliono solo divertirsi sfruttando al massimo la loro vacanza intelligente.

La cosa ovviamente non ci ha meravigliato: ben conosciamo i compiti degli sgherri in uniforme, servi dei potenti e difensori dei privilegi di pochi a scapito della sofferenza dei più. Semplicemente, da buone persone quali siamo, ci ha un po’ infastidito, tanto che abbiamo pensato bene di manifestare le nostre rimostranze per l’accaduto tornando la settimana successiva, senza nulla chiedere alle autorità **IN**competenti e senza comunicare alcunché ai cani da guardia di turno; lo abbiamo fatto nella maniera più semplice, prendendoci quanto, di diritto, ci tocca! E, pensate un po’, neanche ci dispiace per la bile versata da un prete abietto che specula sulla disperazione di tanti esseri umani e per aver disturbato gli sbirri dalle loro attività e riposi, che sono dovuti accorrere di corsa a difesa dello sfruttatore di turno. Anzi, se oggi siamo qui, è proprio per avvisarvi di ciò. Siamo qui per dirvi che da oggi in avanti non verremo più a bussare ai vostri uffici, non verremo più a chiedere qualcosa alla vostra autorità, che non riconosciamo e che anzi disprezziamo, ma che ogni qualvolta ci andrà di pensare e di dire qualcosa, e di fare e di manifestare qualcos’altro, lo faremo senza preoccuparci di nulla; siamo qui per avvisarvi che in seguito a quanto accaduto abbiamo deciso di riprenderci le strade e le piazze che appartengono a noi, e non certo a voi che pensate di poter o meno dare il permesso di usufruirne, come primo passo per riprenderci finalmente e completamente il controllo delle nostre vite.

Nemici di ogni frontiera (e di ogni giunta comunale)

 
 

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