Il piano regionale per la gestione dei rifiuti prevede la costruzione di un inceneritore nella provincia di Lecce, tre nella provincia di Bari, uno in quella di Brindisi e uno nella provincia di Foggia. Il Commissario delegato per l’emergenza ambientale di Puglia, Raffaele FITTO, ha indetto un bando per l’affidamento della costruzione degli impianti di termodistruzione, e ha assegnato alle ditte private partecipanti al bando, la decisione di individuare il sito ritenuto più idoneo ad "ospitarli".

Contrariamente a qualsiasi politica di prevenzione, tali impianti, trasformando i rifiuti in ceneri ed emissioni di gas tossici, non distruggono i rifiuti, in quanto queste ceneri dovranno essere a loro volta smaltite in discariche per rifiuti speciali, il che implica la costruzione di discariche ancora più costose, la cui realizzazione richiede molti anni senza neppure risolvere il problema dell’emergenza dei rifiuti. Inoltre, il combustibile utilizzato per questi impianti è dato dall’incenerimento di carta, plastica, legno, che producono più energia di altri, e ciò vanifica e contrasta con le raccolte differenziate, le quali, peraltro, non risolvono il problema dei rifiuti, in quanto sarebbe come gettare una goccia di acqua dolce in mezzo al mare.

Alcuni studi e analisi epidemiologici, pubblicati su Internet nel gennaio 2003 dal CNIID di Parigi (Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti) effettuati in zone dove sono attivi gli inceneritori di rifiuti, hanno rilevato delle malattie e delle malformazioni genetiche, causate dalle sostanze contaminanti emesse dagli inceneritori. Infatti questi, durante la combustione dei rifiuti, liberano metalli tossici, quali piombo, cadmio, cromo, nichel, ecc, e emettono nell’aria sostanze cancerogene, quali diossine, furani e metalli pesanti, alcuni dei quali restano sospesi nell’aria, altri vanno a inquinare le falde acquifere, risalendo le catene alimentari. L’esposizione al cadmio inoltre ha rilevato delle patologie polmonari e tumori all’apparato urinario.

I rappresentanti istituzionali, a chi si oppone alle fabbriche di veleni, rispondono che finché non si accerta scientificamente che i gas tossici prodotti da un inceneritore provocano morte e malattie, si continua nel progetto dei termodistruttori, in altri termini vuol dire: se ancora non è morto nessuno vuol dire che sono innocui ; questa stessa logica ha ucciso a causa dell’amianto tante persone che per decenni sono state a contatto con tale sostanza; ma già esistono dei dati scientifici che attestano la pericolosità delle diossine e di altri inquinanti emessi da un inceneritore, senza dimenticare che il periodo di incubazione di una malattia provocata dalla respirazione o dal contatto con sostanze o gas tossici è di circa 10-20 anni. Gli stessi rappresentanti inoltre propinano alla gente, al fine di scoraggiare eventuali opposizioni, l’idea di un aumento del livello occupazionale. Ancora una volta si usa l’inganno dell’occupazione, facendo leva sulla ricattabilità delle gente che, pur di lavorare e avere di che sopravvivere, accetta di vendere la propria vita e la propria salute, solo che in questo caso ne va di mezzo la salute di un’intera collettività, e chi si arricchisce sono solo mafia e politici di professione, che in accordo con le ditte appaltatrici, intascano milioni di euro erogati dalla Regione per la costruzione di tali impianti; d’altronde il sodalizio tra mafia e politica è di portata quotidiana. Tanto per fare un esempio, nel piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani, gli impianti per il loro smaltimento, nelle località del consorzio SISRI di Lecce e Galatina e di Corsano sono affidati a una ditta che è tuttora indagata per loschi traffici legati agli impianti di depurazione, la SIDI S.r.l.; inoltre il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani delle località di Morciano di Leuca, Botrugno, Cutrofiano, Ortelle, Alessano, Castrignano del Capo, Corsano, Gagliano del Capo, Patù, Salve, Tiggiano, è affidato alla Cooperativa VERETO, nonostante sia sotto inchiesta per le discariche abusive di rifiuti urbani e speciali, scoperte nei pressi di abitazioni di cittadini che hanno spesso notato i movimenti dei camion di tale Cooperativa.

Ma la Regione, ovviamente, deve ignorare tutto ciò, avendo a capo un maestro nello stile mafioso, Raffaele FITTO.

Gli inceneritori sono una nuova invenzione ideata da un sistema per far fronte a un problema da esso stesso creato; sono un ulteriore tentativo per evitare di mettere in discussione il proprio apparato produttivo, che usa molte subdole tecniche di suggestione per invogliare o costringere la gente a gettare i vecchi prodotti per comprarne di nuovi, non soltanto quando questi si usurano ma anche quando non vanno più di moda, così da dare continuità al ciclo produttivo. In un’epoca di monopolio capitalista che antepone il profitto alla vita è utopico pensare che, per risolvere l’emergenza rifiuti, il sistema tenga conto del benessere della collettività – non ne ha mai tenuto conto. Significherebbe, per il dominio, ridurre la produzione e la vendita oltre che la quantità di sostanze chimiche usate per il confezionamento e gli imballaggi; significherebbe mettere in discussione l’intero processo produttivo, nonché il sistema capitalista.

Ciò che ci rimane è dunque l’opposizione e la lotta contro questo sistema di morte.

 
 

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