Titolo: Guerra al vivente
Note: Volantino distribuito il 29 marzo durante il presidio alla base NATO di Solbiate Olona (VA) e il 2 aprile alla manifestazione dello sciopero contro la guerra a Varese.

Il dominio del capitale, autonomizzandosi sempre più dalla produzione e proponendosi come riproduzione infinita di sé e dei suoi “oggetti”, uomini compresi, tende a caratterizzarsi come Ordine Mondiale. L’”utopia del capitale”, il sogno cioè di eternizzarsi e di sostituire la natura stessa, raggiunge così il suo punto più elevato: è un ordine in sé e per sé – la sua forma predominante è la democrazia formale – che sussume e regola l’esistenza degli uomini, la natura, l’economia stessa.

Riccardo d’Este

L’opposizione alla guerra, che attraversa tutto il pianeta in forme più o meno radicali, ci dà la misura della consapevolezza di una parte consistente dell’umanità che lo scontro in atto non è fra legalità e terrorismo o tra civiltà e barbarie, ma riguarda il vivente stesso.

La logica della guerra preventiva, in cui si inserisce l’attacco all’Iraq, non è che la risposta terroristica degli USA ad una crisi economica e sociale globale talmente grave che possiamo definire cronica.

Il disarmo del regime di Saddam Hussein e il terrorismo islamico non sono che pretesti utili a deviare l’attenzione dai reali interessi in gioco.

Un sistema che non riesce più, se mai ci è riuscito, a creare progresso e che ha sempre meno risorse da sfruttare non può più concedere alcun spazio di mediazione fra i diversi interessi delle classi sociali all’interno degli Stati nazionali e fra i diversi interessi degli Stati all’interno delle organizzazioni sovranazionali (ONU, NATO, Unione Europea, WTO, FMI); resta un solo principio a regolare i rapporti sociali e internazionali: quello della forza, poliziesca e militare.

Da più di dieci anni gli USA esercitano questa forza, essendo rimasti gli unici a poterlo fare grazie alla superiorità della loro tecnologia, con effetti devastanti sull’ambiente umano.

Per soddisfare il bisogno della tecnica di fare tutto ciò che si può fare, di realizzare tutto il realizzabile, gli USA hanno prodotto e venduto armi che rendono possibile la fine dell’umanità. Per il fatto che tutto ciò che è realizzabile deve essere realizzato, ma anche che ogni uso previsto del prodotto deve essere realmente messo in atto, non solo non è stata scoperta alcuna arma che poi non sia stata effettivamente prodotta, ma anche non ne è stata prodotta alcuna che non sia stata effettivamente usata.

Stando così le cose viviamo in un’era nella quale viene gestita la produzione della nostra stessa distruzione.

Dato che il mondo consiste esclusivamente di prodotti che non solo sono sostituibili, ma devono essere sostituiti, è semplicemente inevitabile che trattando il mondo come un “mondo da buttar via”, anche l’umanità è trattata come una “umanità da buttar via”.

Allora non esiste nulla di più miope che voler riconoscere l’odierna spietatezza esclusivamente nelle guerre, cioè in quelle azioni manifestamente distruttive, in quanto l’elemento della distruzione è inseparabile dalla produzione stessa.

Rinnovamento dei prodotti e guerra sono fenomeni che si alimentano vicendevolmente.

Entrambi sono al servizio, ciascuno a suo modo, della distruzione dei prodotti che a sua volta garantisce la continuità e la crescita della produzione. Questa crescita è la sola cosa che il capitale desidera come una costante che duri in eterno. Prodotti e mezzi di produzione devono perciò consumarsi e sostituirsi incessantemente.

Opporsi alla guerra significa, quindi, perseguire incondizionatamente e con tutte le forze la fine di questo sistema mortifero.

Quanto più fragile è un potere, tanto più invadente il suo comando.
Quanto più invadente un comando, tanto più artificiale la nostra obbedienza.
Quanto più artificiale la nostra obbedienza, tanto meno assicurata la nostra illusione di libertà.
Quanto meno assicurata la nostra illusione di libertà, tanto più fragile il potere.

KINESIS

L’INCONTROLLATO

 
 

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