Dei giornali in corso di pubblicazione viene spedito l’ultimo numero uscito. Sono comunque disponibili, su richiesta, alcuni degli arretrati.

***Machete*. Aperiodico anarchico (2,00 euro)**

Se vi sentite avvinghiati dal realismo, imbrigliati dalla politica, infettati dalla militanza, potrete trovare un po' di ristoro nella lettura di MACHETE. Con un taglio netto ad ogni convenienza, cercherà di farsi largo in mezzo all'immondo buon senso che trascina nel vortice della sua ediocrità, fatta di democrazie giuste e di tecnologie neutre, di mercati etici e di alleanze tattiche, di tradizioni da rispettare e di nemici da tollerare.
MACHETE non sarà una bacheca dell'attivismo antagonista, ma un luogo dove attizzare il fuoco rovente della critica, dove approntare l'acido corrosivo della satira, ed anche dove — perché no? — praticare il cannibalismo tenace della polemica. A questo scopo, saccheggerà l'arsenale teorico di molti demolitori di certezze e luoghi comuni, famosi o sconosciuti, del presente come del passato. Ma, per confondere le piste ai professionisti del pregiudizio, ne riporterà i nomi senza specificarne il contributo.

Numero 2 - Aprile 2008. Al secondo numero hanno (involontariamente) collaborato: Camillo Berneri, Maurice Blanchard, André Breton, Joseph Déjacque, Disoccupati Felici, Carl Einstein, Gruppo Surrealista di Parigi, Albert Libertad, Kazimir Malevic, Jean Paul Michel, Octave Mirbeau, Charles Reeve, Armand Robin, Sade, Victor Serge, Jordi Vidal e antiautoritari anonimi.

In sommario: Che scandalo!; Che se ne vadano via tutti; Lo sciopero elettorale; Pisciate nelle urne; Senza via d'uscita; L'apparenza della pratica; Alla ricerca di risorse oscure; Il furto; L'operaismo; Krisis, quando la montagna partorisce un topolino; Rispetta il tuo cane di padre; Ammazziamo il primo maggio festaiolo; Il Primo Maggio; Sul buon uso del razzismo antireligioso; Assoluto; Per farla finita con lo spettro di Dio; Lettera agli aspiranti suicidi; Primo tentativo di uscita dalle logiche di risentimento; Piuttosto la vita; Avremmo dovuto chiedere scusa?; Lo spettacolo e le macerie; Strategia della Fuga; Una mattina mi son svegliato...

Numero 1 - Gennaio 2008. 10, 100, 1000 Nassiriya; L'Iraq del 2003; Individui o cittadini?; Siamo realisti, chiediamo l'impossibile!; E questo voi lo chiamate vivere?; …ogni scherzo vale; Sicuro come la morte; Evviva la libertà!; Come smettere di lavorare in dieci punti; L'onesto operaio; Apologia del precariato; Bonnot e gli evangelisti; Per farla finita con il conforto nichilista; Illegalisti; La natura divora il progresso e lo supera; Santo Che; Punk's not…; Una moschea in città?

Al primo numero hanno collaborato: Emile Armand, Guy Debord, Larry Gambone, Ricardo Flores Magon, Wolfi Landstreicher, Mordicus, Benjamin Péret, Observatoire de Téléologie, Zo d'Axa e antiautoritari anonimi.



***Los Amigos de Ludd*. Bollettino d'informazione anti-industriale** (Numeri 1, 2, 3, 4 - Euro 2,00 cad.)
Il primo numero del bollettino è uscito in Spagna nel dicembre 2001 e continua tuttora ad essere pubblicato con una frequenza più o meno semestrale. Nella versione italiana, cura da Acrati sono pronti i primi quattro numeri e in preparazione i successivi.
Gli autori intendono stendere un salutare discredito nei confronti della società industriale. Una volta identificata l'industria come il dominio tecnificato del capitale per i fini del capitale, la critica del capitalismo e la critica dell'industria diventano sinonimi giacché l'industria non è semplicemente un mezzo, bensì il mezzo oggettivo del capitale con il quale esso giunge ad intensificare la produzione. Los Amigos de Ludd ripercorrono i passaggi della resistenza, passata e attuale, all'imposizione del macchinismo e dell'industria (sabotaggi, scioperi, rivolte) facendo riemergere i modi di vita e di produzione pre-industriali, non per invitare ad un improponibile ritorno al passato ma per sostenere la necessità della riappropriazione di quel saper fare del quale siamo stati spossessati. Attraverso le loro analisi, gli studi storici, la proposizione di altri contributi e le recensioni criticano senza sosta l'industrialismo e tutte le illusioni progressiste, cercando contemporaneamente i mezzi pratici per liberarsi della gigantesca rete di bisogni fittizi che l'industria ha generato.

***Terra selvaggia.* Pagine anticivilizzatrici**

Disponibili (poche copie) dei numeri arretrati 12, 13, 15, 16, 17. (Euro 2,00)

***Diavolo in corpo.* Rivista di critica sociale** (Euro 3,10)

Numero 3 - novembre 2000: Il tempo del lavoro - Otto ore di troppo - La nave dei folli - La socialdemocrazia ... - Denaro e logos - I mercanti della vita - Che cos'è il terrorismo? - Il valore della vita - Ma che storia è questa! - Altrove - per regolare i conti - Derive d'avanguardia - A distanza - I muri della città - Civiltà all'ingrosso - Primitivismo in dettaglio - Darien l'irriverente

«Avere il diavolo in corpo. Ecco un'espressione felicemente sopravvissuta alla propria origine medievale. Bruciata l'ultima strega sul rogo dell'Inquisizione, il diavolo ha continuato ad insinuarsi nel corpo degli esseri umani per scuoterli dal torpore della loro esistenza. Avere il diavolo in corpo significa essere in continuo movimento, non conoscere un attimo di quiete: rifiutare di adagiarsi sulla consuetudine. Nulla a che vedere con la frenesia cui ci invita la vita moderna. Al contrario la fibrillazione dell'io - quando non è adesione alla velocità esterna, ma scintilla che eccede ogni previsione utilitaria - viene solitamente guardata con sospetto, considerata una patologia.
E' stato già detto più volte che una teoria critica della società non possiede concetti che possano gettare un ponte tra il presente e il futuro, non offre promesse e non mostra successi, ma rimane distruttiva. Infatti, se potessimo formulare un'idea concreta dell'alternativa non sarebbe quella di un'alternativa. Ecco perché, nel momento stesso in cui prendiamo la parola per interrogare tutto, chi ci ascolta è convinto di udire nulla. Ma non è possibile altrimenti. Chi è assordato dal frastuono dei giorni e dei segni che si susseguono identici uno dopo l'altro, non riuscirà a cogliere il nostro sussurro».

«Possessione, ossessione, fanatismo: sono molte le definizioni con cui i difensori di ciò che è hanno liquidato gli amanti di ciò che non è. Ma il ricorso a diagnosi senza appello denuncia in primo luogo l’imbarazzo di chi si trova di fronte ad una condizione di movimento perpetuo che non è frutto di una scelta logica, ma di un fatto viscerale. Non che si voglia dire che avere il diavolo in corpo significa non possedere le proprie ragioni, tutt’altro. Queste ragioni esistono, ed hanno anche solide basi».

 
 

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