Scritto nel 1977, sotto la spinta delle lotte rivoluzionarie condotte in Italia in quel momento, questo libro deve essere letto oggi tenendo conto di quella situazione, ormai profondamente modificata.

Il movimento rivoluzionario, e al suo interno anche quello anarchico, era ancora nella fase di sviluppo e tutto appariva possibile, anche una generalizzazione dello scontro armato.

Ma di un pericolo occorreva guardarsi, della specializzazione e della militarizzazione, che una ristretta minoranza di militanti intendevano imporre alle decine di migliaia di compagni che lottavano con ogni mezzo contro la repressione e contro i tentativi dello Stato – per la verità alquanto deboli – di riorganizzare la gestione del capitale.

Questa era la situazione in Italia, ma qualcosa di simile accadeva in Germania, in Francia, in Gran Bretagna e in altri paesi.

Appariva quindi essenziale evitare che il gran numero di azioni che venivano realizzate giornalmente sul territorio dai compagni, azioni di attacco contro uomini e strutture del dominio e del capitale, non venissero convogliate nella logica dirigista di un partito armato, come le Brigate Rosse in Italia, tanto per fare un esempio.

Lo spirito del libro è tutto qui. Fa vedere come da una pratica quotidiana di liberazione, e di distruzione, possa venire fuori una logica gioiosa di lotta e non un metodo mortale e schematico di irrigidimento dentro i canoni prefissati da un gruppo dirigente.

Oggi alcuni di questi problemi non esistono più. Sono stati risolti dalle dure lezioni della storia. Il crollo del socialismo reale ha ridimensionato, improvvisamente e forse per sempre, le velleità dirigiste dei marxisti di ogni tendenza e di ogni pelo. Ma non ha spento, anzi al contrario forse ha infiammato, il desiderio di libertà e di comunismo anarchico che ormai serpeggia dappertutto, specialmente fra le giovani generazioni, anche se nella maggior parte dei casi non si fa ricorso ai simboli tradizionali dell'anarchismo, alle sue sigle e alle sue teorie, ritenute anch'esse, con un moto dell'animo comprensibile ma non condivisibile, affette di ideologismo.

Ed ecco che oggi la lettura di questo libro riappare attuale, ma di un'attualità differente. Non più critica verso una pesante struttura di accaparramento che non esiste più, ma gioiosamente capace di indicare le potenti capacità dell'individuo, nella sua strada verso la distruzione di tutto quello che opprime e regolamenta.

Prima di chiudere devo ricordare che il libro è stato condannato in Italia alla distruzione. Una sentenza della suprema corte italiana lo ha destinato al rogo. In tutte le biblioteche dove si trovava un suo esemplare è arrivata una circolare del ministero degli Interni per ordinare l'incenerimento. Non sono stati pochi i bibliotecari che si sono rifiutati di distruggere il libro, ritenendo tale pratica degna dei nazisti e dell'Inquisizione, ma il volume non è consultabile per legge. Allo stesso modo il libro non può circolare in Italia e molti compagni ne hanno avuto sequestrate delle copie nel corso di innumerevoli perquisizioni domiciliari.

Per avere scritto questo libro, sono stato condannato ad un anno e mezzo di prigione.

Catania, 14 luglio 1993

Alfredo M. Bonanno

 
 

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