Il 19, 20 e 21 giugno si è tenuto a Salonicco, in Grecia, il vertice dell’unione europea. Un’assemblea di quasi 5000 ribelli si è riunita, ha occupato l’università e ha preso la decisione comune di affrontare in maniera decisa e offensiva la presenza dei premier europei, la militarizzazione della città. In rottura tanto con le contestazioni non-violente quanto con i partigiani di "un altro mondo è possibile": questo mondo è da distruggere!

Se alcuni sbirri sono stati feriti a colpi di coltello o di molotov, 73 manifestanti sono stati ugualmente arrestati di cui alcuni il 22 giugno, in seguito a un presidio davanti al tribunale. Sette persone sono ancora in prigione (tra cui un inglese, uno spagnolo accusato di "terrorismo", un siriano che, se estradato, verrà condannato a morte dal regime del suo paese natale).

I media greci hanno fatto chiaramente il loro sporco lavoro presentando questi scontri come una forma di terrorismo o come delle forme di vandalismo. Quando 5000 persone si riuniscono per occupare un luogo, discutere insieme e insieme affrontare nelle strade gli assassini in uniforme, vivere tutta la varietà delle passioni umane è chiaro che si tratta ben più che di categorie giornalistiche: è la riappropriazione delle vite, è la ribellione contro ciò che ci schiaccia ogni giorno.

Ma non è solo in occasione delle sommosse contro queste grandi cerimonie che la vita può esprimersi. Non aspettiamo certamente le riunioni simboliche di questi buffoni per colpire il dominio nella quotidianità. Ciascuno infatti ogni giorno è immerso in un mondo che non vuole lasciarci altra scelta che la sottomissione o la rassegnazione: bisogna quindi vendersi a un padrone per avere un tetto sulla testa? Bisogna contare i soldi per mangiare o bere ciò che il nostro palato desidera? Bisogna ringraziare tutti gli sbirri – polizia, carabinieri, metronotte, controllori… – che invadono le strade perché tutto resti sotto controllo? Bisogna mendicare qualche briciola a uno Stato che non è altro se non uno strumento nelle mani dei padroni contro gli sfruttati?

La repressione come la rivolta sono in ogni dove, non solo a Seattle, Salonicco o Genova. Si può non solo oltrepassare la routine quotidiana delle piccole sottomissioni per incontrarsi insieme nella strada, ma farlo tutti i giorni nella propria vita con i mezzi che ognuno troverà.

Bello come un carcere che brucia

Solidarietà ai prigionieri di ogni galera

Alcuni sostenitori della guerra sociale

 
 

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