Sotto la spinta di una serie di società che operano nel settore delle cosiddette fonti rinnovabili, nell’ultimo anno molti Comuni salentini hanno iniziato ad elaborare dei progetti per la costruzione di impianti di produzione di energia eolica. Una “programmazione” che non presta alcuna attenzione all’impatto sul territorio e che minaccia seriamente di determinare un affollamento di torri imponenti alte fino a 80 metri e più ed un orizzonte di pale gigantesche.

Il regolamento regionale approvato nell’ottobre 2006 affida ai Comuni il potere di individuare i siti attraverso l’elaborazione dei Piani regolatori per l’insediamento degli impianti eolici (Prie) e alle Province la procedura per la valutazione di impatto ambientale. Quel che accade è che ogni Comune pianifica autonomamente, senza coordinarsi coi limitrofi, attratto e spinto dagli incentivi finanziari delle società private che operano nel settore; i piani energetici finiscono unicamente per ricalcare le proposte di tali operatori e dei loro interessi economici.

Per queste società il guadagno consiste nella vendita delle tecnologie e dell’energia prodotta e nell’intascare i cosiddetti “certificati verdi”, veri e propri titoli di credito liquidabili in ogni momento, erogati dallo Stato nella prospettiva di incrementare lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili e quindi “ecologiche”.

I Comuni guadagnano delle modeste royalties offerte dalle società, ovvero dei “diritti” derivanti dall’insediamento degli impianti nel territorio di competenza.

Il territorio in cambio riceverà affollamento selvaggio di mostri d’acciaio, inquinamento acustico e distruzione irreversibile anche in quelle aree finora risparmiate dalla proliferazione degli insediamenti commerciali, turistici e industriali.

Se tutti i progetti presentati o in via di elaborazione saranno approvati e realizzati, il Salento sarà quindi invaso da centinaia di pale eoliche.

Di seguito forniamo un sintetico quadro della situazione attuale. A chi vive nei territori interessati, il compito di approfondire la conoscenza sull’evolversi della situazione e della ricerca dei mezzi di lotta da opporre all’avanzata di questa società dello scempio industriale.

Dopo il primo esperimento di Cardigliano, una sola torre eolica installata qualche anno addietro a pochi passi dal villaggio rurale, a Surbo è stato ultimato l’impianto “Lecce 3”: sorge in una vasta area di campagna compresa fra la chiesetta di Santa Maria d’Aurio e l’abbazia di Cerrate ed è composto da 18 torri dell’altezza di 80 metri per una potenza complessiva di 36 Mw. Il progetto è stato avanzato al Comune di Lecce dalla società danese Baltic enviro partners e la realizzazione appaltata alla Vestas di Taranto.

A Martignano è in fase di realizzazione, da parte della società Wind Service srl di Galatina che ha poi passato il controllo del progetto alla Neoanemos srl, un impianto di 10 torri da 80 metri, per una potenza complessiva di 20 megawatt. Sorge nelle campagne limitrofe a quelle del comune di Calimera che a sua volta ha in programma la creazione di un altro impianto. Martano è interessata dalla proposta della società Energia Rinnovabile Italia di Bari che prevede l’installazione di 12 torri di 100 metri d’altezza. Analogo committente a Zollino, dove è in discussione la possibilità di creare un impianto da 8 aerogeneratori dell’altezza di 100 metri. Per intercettare quei pochi venti utili, a Carpignano Salentino sono previste torri che tra asse e pala scoperta arriveranno ad un totale di 140 metri.

18 torri da 52 metri dovrebbero spuntare sulla strada Lecce-Torre Chianca, 11 da 80 metri a Cavallino, altre a Melendugno, Soleto, Palmariggi, 5 da 80 metri a Minervino (committenti Invest srl e Alfawind), 11 a Ruffano, 10 a Presicce in una zona di abitazioni rurali, uliveti e macchie boschive, altre a Castrignano del Capo.

A Nardò il Consiglio comunale, dopo che nell’aprile scorso pareva aver deliberato contro, ha ora riaperto le trattative con la Italgest per l’installazione di 31 torri eoliche alte 125 metri. Altro progetto a Ugento con 21 torri di 100 metri a ridosso del territorio di Casarano. E ancora a Matino, Parabita, Collepasso (Italgest), Sannicola, Salice Salentino con 6 generatori da 58 metri (Anemon spa), Guagnano (convenzione con Bluenergy di Osimo – Varese –), Carmiano.

A Tricase si progetta un impianto offshore, in mare, a 20 chilometri dalla costa, per il quale il Ministero per le Attività Produttive finanzierà lo studio di fattibilità e la società Sky Saver (del gruppo britannico Blue H) è pronta a investire 150 milioni di euro. Prevista una piattaforma galleggiante che ospiterà 36 torri eoliche da 5 megawatt l’una.

Bocciata la proposta di impianti a Galatina e sulla serra di Poggiardo che aveva destato l’interesse di ben 20 imprese.

La Puglia ha intrapreso un percorso critico, e i dati ne forniscono la misura: sono già in funzione impianti per 530 megawatt (all’inizio realizzati solo nel foggiano), che rientrano nei 1.000 già autorizzati. Ma ad oggi sono state avanzate alla Regione richieste per complessivi 3.300 megawatt, che significherà 1.725 pale eoliche, una vera e propria selva d’acciaio (270 solo a Castellaneta). A Manfredonia è previsto un altro impianto offshore.

 
 

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