BENETTON: LA MULTINAZIONALE DELLA MENZOGNA, I COLORI UNITI DELLA SIMULAZIONE

La menzogna non è un marchio registrato di Benetton, ne è la sua essenza. Poche settimane fa la multinazionale italiana ed il PAM (programma alimentario mondiale dell’ONU) hanno lanciato la campagna Cibo per la Vita. Utilizzando fotografie scattate in Sierra Leone, Afghanistan, Cambogia e Guinea argomentano che cercheranno di coscientizzarci sulla fame nel mondo. I buoni samaritani tornano alla carica... tremino gli affamati!!!

Con l’accumulazione di quasi un milione di ettari in territorio mapuche la multinazionale perpetua un sistema sociale, economico e politico ingiusto, che condanna alla fame gran parte del nostro popolo. A loro bastano delle fotografie ad effetto per rifarsi la faccia... Loro che hanno fatto sgomberare la famiglia mapuche Curiñanco.

La strategia del gruppo veneto è quella di mentire; più grande è la menzogna, più essa risulta credibile e più aumenta il fatturato.

Lo scorso ottobre la responsabile del Servizio Sociale di Esquel, Miriam Grimaldi, ha realizzato uno studio socio-ambientale sulla famiglia Curiñanco. In esso si afferma: "La situazione economica della famiglia ha avuto un forte crollo per la perdita del lavoro della signora Rosa e la difficoltà economica in cui versa l’Argentina (...) Indipendentemente dai risvolti legali che vedono la famiglia contrapposta alla Compañía de Tierras Sud Argentina (così si fa chiamare Benetton in Patagonia), la restituzione della terra e tutto quanto è andato perduto durante lo sgombero rappresenterebbe la restituzione della dignità ad una famiglia originaria di queste terre, che solo chiede di poter contribuire al mantenimento dei suoi integranti."

Benetton, attraverso il suo avvocato, ha presentato un ricorso alla Procura contro la signora Grimaldi in cui si afferma: "Non è possibile permettere che uno studio socio-ambientale si trasformi in un’esplicita rivendicazione di un atto illegale: l’appropriazione illecita dei diritti del mio cliente. Non è giustificabile l’occupazione perpetrata dai Curiñanco."

La multinazionale, paladina nel mondo dei diritti umani, si appella alle "leggi" che perpetuano il latifondismo...

Benetton non vende solo maglioni, controlla autostrade e società di telefonia. Adesso arriva alla presunzione di dirci cosa è bene, cosa è male. Così arriva a sostenere come dobbiamo pensare, ruolo già ricoperto da Julio Argentino Roca, Jorge Rafael Videla, Augusto Pinochet, Adolf Hitler, Benito Mussolini...

E’ veramente lungo l’elenco delle considerazioni della multinazionale, solo vogliamo sottolinearne alcune che smascherano i paladini della lotta alla fame: "Atilio Curiñanco ha un lavoro fisso per il quale percepisce uno stipendio di circa 100 euro al mese, superiore a quello di altri nella zona (...) Vive in una casa confortevole, provvista di servizi che molti suoi compatrioti vorrebbero avere. Insomma una situazione rispettabile, non come quella della gran parte degli argentini che non ha alcuna fonte reddito e nemmeno una casa."

E’ veramente indignante l’infamia sostenuta da Benetton. Nella città di Esquel una famiglia, per riuscire a coprire le necessità di base, ha bisogno di 220 dollari al mese sempre che abbia una casa propria. La famiglia Curiñanco può contare solo sullo stipendio di Atilio, circa 100 euro. E’ evidente che non si tratta di una situazione di privilegio. Ma capiamo la situazione di Benetton perché paga i suoi braccianti, che lavorano dall’alba al tramonto, dai 50 ai 70 euro al mese.

E’ rispettabile la posizione economica dei Curiñanco solo perché non stanno morendo di fame? Qual è la posizione economica di Benetton che possiede un milione di ettari? Quale responsabilità ha il gruppo italiano in questo panorama d’impoverimento generalizzato?

La multinazionale italiana chiede alla Procura: " Non si riesce a capire il vincolo tra i popoli aborigeni e l’occupazione di territorio di cui si sono resi protagonisti i Curiñanco. Che non vengano con scusanti o striscioni in sostegno alle care e rispettabili culture aborigene, culture che il mio cliente ha promosso e preserva più delle stesse comunità. Che non si usi tutto ciò per giustificare un illecito e l’ignoranza della legge."

Certo, Benetton dice di non capire quale relazione esista tra il popolo mapuche ed i Curiñanco. Se lo facesse, sarebbe costretto ad ammettere di essere un colonialista. Per la multinazionale italiana i nostri diritti come popolo originario sono solo una scusante, degli striscioni... Dice che preserva la nostra cultura. Starà pensando di clonarci? Quando parla di preservazione sicuramente allude ai privilegi conferiti dal possesso di un milione di ettari. Quando parla di "promuovere" sottintende gli sgomberi delle comunità mapuche vicine al suo latifondo.

Prima di venir fuori con parole irrispettose, Benetton deve spiegare da dove sono venuti fuori gli oggetti mapuche e tehuelche del suo museo. Deve anche spiegare perché nel depliant che diffonde per promuovere il museo sui mapuche ha inserito le parole del lonko Foyel pronunciate nel 1870: "Qui c’è posto per tutti." Chi sono "tutti" per la multinazionale? Certo non il popolo mapuche.

"La resistenza dei popoli oppressi è il limite dei tiranni"

Per Giustizia, Territorio, Libertà.

Marici Weu! Marici Weu!

(Dieci volte vinceremo, dieci volte saremo vivi!)

Esquel, Puelmapu, 28 febbraio 2003



 
 

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