Il 12 maggio di un anno fa scattava l’“Operazione Nottetempo”.
Non è ancora giorno quando le case di decine di anarchici in tutta Italia e nel leccese vengono perquisite dalla polizia con un dispiegamento enorme di uomini e mezzi. Cinque persone vengono arrestate a Lecce e provincia.
Oggetto dei sequestri: materiale cartaceo… libri, manifesti e volantini.

Non è che, per caso, sono proprio le idee ad essere sequestrate?

L’accusa per tutti è di voler sovvertire l’ordinamento democratico tramite atti come danneggiamenti a dei bancomat o scritte murali. Ebbene, cosa dicevano mai quelle terrorizzanti scritte?
Che il CPT Regina Pacis torturava, per mano di don Cesare Lodeserto e dei suoi collaboratori, rinchiudendo, picchiando e minacciando decine di donne e uomini detenuti in quel centro. Dicevano che ai migranti rinchiusi va tutta la solidarietà in quanto perseguitati e sfruttati come fossero merce. Che non solo quello di San Foca, gestito dalla Curia leccese, ma tutti i CPT vanno chiusi, perché sono dei lager.

Non è che, per caso, sono proprio le idee a terrorizzare qualcuno?

Questi giovani, da soli e con coraggio, si sono battuti per far chiudere quel lager, hanno smascherato il vero volto del grande impegno della Curia: lucrare sulla miseria e sulla disperazione di chi è costretto a lasciare la propria terra in cerca di condizioni di vita migliori.

Non è che, per caso, la verità fa paura a qualcuno?

Nel marzo 2005 il Regina Pacis ha chiuso. Le violenze del direttore, dei medici e dei carabinieri che ci lavoravano dentro sono venute a galla, un certo clamore ha fatto parlare di scandalo. Poco dopo, gli arresti degli anarchici, il silenzio, la riabilitazione pubblica del prete hanno ristabilito la quiete terrificante in cui si consumano i peggiori soprusi della vita quotidiana.

Non è che, per caso, sia necessario seppellirla, la verità?

Giustificati da un grottesco alone di pericolosità sociale, blindati nel silenzio e nell’indifferenza collettiva, gli arresti degli anarchici proseguono immutati da un anno, mentre il processo di primo grado non è che appena cominciato.

Non è che la condanna si stia già infliggendo?

Questi giovani, che hanno lottato senza risparmio contro l’oppressione che è sotto gli occhi di tutti, sono la parte migliore della nostra gente perché si sono spesi per amore della libertà. Essi meritano la solidarietà e l’appoggio incondizionato di chiunque tenga a quella propria ed altrui. Il silenzio di queste strade, di questa gente è, invece, un atto di resa e di sconfitta. Per tutti. Questo silenzio permette agli sfruttatori di continuare a sfruttare, ai veri terroristi di continuare a terrorizzare, ai padroni di ingrassare sulla crescente povertà.

Non è che le idee non valgano più la pena di essere pensate?

Libertà per Salvo, Saverio, Marina, Cristian e Annalisa.

Libertà per tutti, subito!

Maggio 2006

 
 

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