Oggi 10 gennaio [2002] circa 5000 persone hanno manifestato da plaza de Mayo fino al tribunale circondandolo per un paio d'ore manifestando contro la corte suprema e la sua connivenza con il potere. Lo spiegamento di militari a difesa dell'edificio era da stato d'assedio.

In serata la gente ha ricominciato a scendere in piazza, in quasi tutta la capitale e nella provincia di Buenos Aires.

Verso le 10:30 in ogni incrocio si radunava gente facendo cacerolazo con le pentole provocando quanto più rumore possibile. In breve un flusso continuo di persone inizia a percorrere le grandi avenidas verso il centro. Verso plaza de Mayo, di nuovo a chiedere la testa di un altro presidente fin sotto il portone della bella dimora dove vive. Questa volta l'impreparazione della polizia era evidente. Non c'erano le solite barriere di protezione che isolano la Casa Rosada per una buona cinquantina di metri... la gente era di nuovo fin quasi sotto il portone, facendo un rumore incredibile, festeggiando, emozionata e stupefatta di se stessa.

Ma Duhalde dopo un paio d'ore evidentemente era stanco di tanto baccano e ha lanciato i suoi sgherri a far pulizia.

All'improvviso lacrimogeni, spari e cariche. la gente inizia ad attaccare banche, McDonald's e uffici istituzionali che si trovano sulla strada. Qualcuno pensa bene di salire sul campanile della cattedrale, iniziare a scampanare per poi appiccare il fuoco. Avenida Callao si riempie dei manifestanti caricati in plaza congreso, all'altezza di Corrientes si radunano i giovani "teppisti" e incappucciati, assieme a gente di mezza età, iniziano ad attaccare i simboli del capitale senza lasciare banche e McDonald's. In tutta la città, fino alle zone più periferiche si saccheggia, si incendiano auto, si fanno barricate e continuano i festeggiamenti.

In avenida Cordoba arrivano callulari con gli sportelli laterali aperti e gli sbirri con il fucile. Guidati dai fari degli elicotteri inseguono i piccoli gruppi che si disperdono dopo le devastazioni. Sparano all'impazzata alle spalle della gente che scappa.

Alle 5 del mattino Buenos Aires brucia ad ogni incrocio mentre le pattuglie imperversano cercando manifestanti. Nelle edicole appaiono le prime pagine dei quotidiani annunciando gli scontri, gli arresti e i fertiti, ma radio e tv anche oggi hanno a malapena mandato qualche immagine delle azioni distruttive.

Mentre ci si allontana ci si dà appuntamento al giorno seguente.

Alcuni arrabbiati a Buenos Aires

 
 

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