All’alba del 18 aprile 2003, autobus di linea hanno scaricato centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa dinanzi alla fabbrica tessile Brukman, occupata da un anno e mezzo dalle lavoratrici e già più volte sgomberata e rioccupata; dopo aver violentemente liberato lo stabile dalle 4 donne che si trovavano all’interno e sequestrato macchinari, merci, computer, documenti e quant’altro fosse ritenuto di “particolare interesse”, la polizia federale argentina ha preventivamente innalzato, attorno a tutto l’isolato, le ormai consuete grate di ferro nel tentativo di contenere i probabilissimi sommovimenti che ne sarebbero conseguiti.

Nel giro di un’ora, da ambedue i lati delle ringhiere, si sono concentrate centinaia di persone, fino ad arrivare, quando la zona era purtroppo già abbondantemente militarizzata, a circa 5000, di cui una buona maggioranza con il chiaro proposito di rioccupare.

Come sempre accade, i raggiri di organizzazioni “popolari”, partitini e burocrati vari - a cui purtroppo le stesse lavoratrici, inizialmente più decise, hanno finito col dare spago - hanno spento la rabbia dei presenti a suon di nuovi appuntamenti, attese per possibili accordi mai avvenuti, dichiarazioni pubbliche in cui si annunciava la rioccupazione per il lunedì successivo... nel frattempo, la polizia e la gendarmeria hanno avuto il tempo di organizzarsi, chiudere tutte le vie di fuga della zona, armarsi di blindati, cani, idranti, gas scaduti... finché, giunto il tanto annunciato giorno, in cui migliaia di persone si sono radunate nei pressi con la chiara minaccia di avanzare ad ogni costo, è bastato che quattro lavoratrici forzassero il “recinto”, perché si desse sfogo all’insaziabile voglia di repressione... tutta l’Avenida Jujuy è stata letteralmente “imbiancata”dai densi gas lacrimogeni (di chissà quale secolo) che, oltre ad ardere incredibilmente, scomponevano malamente, esponendoti ancor più alla pioggia di pallottole di gomma e qualcuno (dato i 2 feriti per armi da fuoco e diversi bossoli rinvenuti) anche di piombo. L’ordine è stato dato dai giudici di Cassazione Bonorino Peró e Piombo, in carica sin dall’ultima dittatura, che hanno testualmente dichiarato che “la vita e l’integrità física non hanno supremazia sopra gli interessi economici “.

Poca resistenza, in un primo momento, malgrado gli annunci e l’effettiva preparazione che quei pochi giorni avevano almeno garantito. Gli sbirri, dopo la dura dispersione dei manifestanti e la detenzione dei primi 20, hanno continuato ad avanzare, fuoriuscendo da ogni traversa, giungendo con ogni tipo di mezzo, hanno chiuso a morsa diversi gruppi immediatamente arrestati, altri sono stati rincorsi o ricercati fin dentro le case private dove alcuni si erano rifugiati, a volte, purtroppo, grazie alla sporca collaborazione di qualche commerciante, garagista... una vera e propria caccia all’uomo ha preso piede nel quartiere Once, dove la gente, benché in un primo momento dispersasi, si è poi ricompattata a gruppi, rivoltando e incendiando auto come ostacolo per l’avanzata delle moto, dei furgoni e dei veicoli dai vetri oscurati (ben noti sin dalla dittatura per modello e pratiche) che si moltiplicavano con il trascorrere del tempo. E’ stato occupato un autobus di linea poi incendiato, sono state sabotate diverse banche lungo il cammino.

La maggior parte della gente si è infine concentrata nella Facoltà di Psicologia e nell’ospedale per bambini Garraham.

L’ospedale, a ben 25 isolati di distanza da Brukman, essendo stato il punto di confluenza di molti piqueteros, è stato il primo ad essere represso; alla richiesta degli sbirri che i manifestanti si consegnassero pacificamente, è stata data ovvia risposta negativa, fattore che ha scatenato immediatamente un pioggia di gas dentro l’ospedale, dove erano presenti, naturalmente, i ricoverati. C’é voluto del tempo, però, perché la polizia rinunciasse nell’intento e lasciasse defluire liberamente le persone.

Similmente, nella Facoltà di Psicologia, in cui era convogliata moltissima gente, è stata bloccata la strada e i molti poliziotti in tenuta antisommossa hanno iniziato a correre per le strade armati e in fila. Una pattuglia è stata incendiata e un poliziotto, finito stranamente in mezzo alla folla, linciato finché non ha, sempre misteriosamente, trovato una porta aperta in una serranda abbassata, da cui é uscito solo con l’ambulanza (anch’essa, naturalmente, dovutamente danneggiata)...

A breve, resa impotente dal veto di penetrare nell’Università, la polizia federale, ha pensato bene di lanciare gas lacrimogeni fin dentro la facoltà, col chiaro intento di detenere chiunque uscisse, oltre a tutti detenuti più o meno casuali che avevano raccolto in quelle ore nei dintorni della fabbrica e nei pressi della stazione dove presumevano, evidentemente, che tutti i passanti “sospetti” fossero piqueteros di ritorno nei “sobborghi”.

Il resoconto finale é di 120 arresti ufficiali, 2 feriti d’arma da fuoco, centinaia di feriti da pallottola di gomma, molti sul volto, e contusioni varie. 20, però, i poliziotti feriti.

Questo é solo l’inizio della nuova ondata di repressione argentina, tra sgomberi di ogni sorta, minacce dirette e casi di desaparición, aleggiano ricordi di un passato mai del tutto svanito, anzi forse un po’ “modernizzato”... qualcosa, però, nell’aria sembra cambiato...

 
 

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