Ogni tanto qualche colpo di scena diverte lo spettatore della noiosa fiction della pace sociale; romantico e rassicurante, poi, credere che anche gli intoccabili prima o poi vengano toccati…

Talvolta, infatti, accade - come qualche mese fa a Lecce - che persino amministratori, alti prelati e giornalisti sentano vacillare la loro “onorabilità” sotto i colpi di inchieste che mettono parzialmente in luce corruzione e transiti di enormi quantità di denaro. Ma niente paura, a Lecce infatti, nonostante l’erosione marina, si fece presto a trovare tutta la sabbia necessaria a seppellire lo scandalo. E dire che in molti l’avevano previsto… saggezza popolare! La stessa saggezza degli ignoranti suggerisce che ogni esercizio di potere si fonda su abuso e sfruttamento, ma oggi molti preferiscono confortarsi credendo che le garanzie democratiche ci preservino dal peggio. Peccato che queste garanzie vengano evidentemente usate a protezione dei potenti e della loro privacy, mentre ogni atto di opposizione al potere in modo diretto e auto-organizzato, venga usato per sostenere accuse di terrorismo contro chiunque.

Infatti, sulle pagine dei giornali, nei tribunali e nelle patrie galere, ogni giorno finiscono, senza troppi complimenti, sfruttati e proletari, oppositori e ribelli descritti come violenti, o pericolosi criminali.

Dipinti come temibili terroristi, pure tre nostri compagni sono da un anno e mezzo agli arresti in attesa di giudizio perché accusati di associazione sovversiva. La loro lotta contro i Centri di Permanenza Temporanea ha messo in luce la natura detentiva ed escludente di questi posti, e quanto proficuo sia stato l’affare che la Curia ha sempre chiamato “accoglienza”, affare costruito sulla disperazione di migliaia di migranti, nonché la brutalità dei modi del direttore del centro: don Cesare Lodeserto. Anche quella lotta coraggiosa ha contribuito alla chiusura di quel famoso lager, ma poco è bastato per riabilitare il direttore e la sua buona opera.

Qualche mese fa un nostro compagno, trovandoselo di fronte, accompagnato dalla scorta personale, ha pensato bene di onorarlo con un solenne sputo (che l’ ha colpito in pieno). Prontamente, i media locali hanno descritto il fatto come un attentato violento da parte di un fanatico, pericoloso e «presunto» anarchico (come se essere anarchici fosse di per se stesso un reato). Questa ed altre cronache da giornaletto di oratorio, chiariscono senza ombra di dubbio quale sia il compito dei media: criminalizzare e creare allarme per gettare discredito attorno a chi si oppone ai noti potenti (siano essi onorevoli facce sorridenti o eminenti grugni ricoperti d’oro), impaurire e ammansire le brave persone.

Ora don Lodeserto, lungi dal porgere l’altra guancia, ha sporto denuncia e potrebbe reclamare qualche migliaio di euro, per sanare l’offesa subita e portare la giacca in tintoria. Siamo convinti che l’argomento accusatorio della minaccia pubblica indiscriminata, costituita da chiunque decida di lottare senza coperture istituzionali, avrà un senso finché gli individui continueranno ad accettare inermi, a ingozzarsi di plateali falsità e a delegare la giustizia sociale, la solidarietà, la cultura e molto altro ancora, allo Stato. Ebbene, di uno sputo è capace chiunque, non ci sono carte da firmare, né bolli da pagare: una piccola libertà tutti se la possono prendere… e tuttavia, continua a sembrarci il minimo.

Alcuni ineducati anarchici Non presunti

Giovedì 9 novembre, alle ore 9:00 presso il Giudice di Pace di Lecce, in via Brenta (alle spalle del bar Commercio) inizierà il processo contro il compagno accusato di aver sputato a Cesare Lodeserto.

Dimostriamogli il nostro affetto e la nostra solidarietà.

SU UNO SPUTO, UN FALSO PROCESSO E LA SUA MISTIFICAZIONE.

Oggi 9 Novembre, si è tenuta davanti al Giudice di Pace di Lecce, la prima e conclusiva udienza del processo a carico di un anarchico accusato di vilipendio a persona di culto. L’episodio risale al 26 maggio scorso quando il compagno, trovandosi di fronte l’ex direttore del CPT “Regina Pacis” don Cesare Lodeserto, lo ha salutato con uno sputo. Tale gesto, aveva provocato la querela del prete picchiatore (sono note le vicende che lo hanno coinvolto per brutali violenze nei confronti degli immigrati reclusi nel Cpt), nonché una denuncia per rifiuto di dare le proprie generalità e resistenza a pubblico ufficiale; i soliti sbirri intervenuti a difesa del potente prelato avevano subito allontanato il compagno con i loro metodi poco ortodossi.

Negli ultimi tempi però la Curia di Lecce e la Fondazione “Regina Pacis” stanno tentando di ripulire la loro immagine sporca di sangue e riabilitare la figura di Lodeserto, condannato già due volte e con un altro processo da affrontare per sequestro di persona. Così questa mattina la denuncia per vilipendio è stata ritirata e il compagno ha accettato che ciò avvenisse, così come prevedeva la procedura. Nessuno ha chiesto nulla all’infame sacerdote, ha querelato e ritirato la querela secondo i suoi tornaconti del momento. Non si è mancato comunque di fargli sapere in altro modo che niente servirà a trasformare la sua opera di carceriere, sostenuto dalle più alte sfere di potenti e sfruttatori.

I media, nel loro ruolo di terroristi, hanno capovolto la realtà sostenendo che l’anarchico ha chiesto scusa e il prete lo ha perdonato. Affermazione talmente lontana dal vero, da non essere prevista neppure dalla procedura legale.

 
 

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