LA DOMANDA DEL MESE:

COME SI PUO' VIVERE IN QUESTA SOCIETA'

QUANDO SI HANNO DEI DESIDERI SOVVERSIVI?

Quando si hanno desideri sovversivi, bisogna dedicarsi unicamente a quelle attività, socialmente inammissibili, che possono esprimerli. Perché? Semplice: se una rivoluzione è ancora possibile, null'altra cosa merita il massimo delle nostre forze; se è impossibile, vuol dire che tutta la nostra vita, breve o lunga che sia, sarà condannata al presente ergastolo sociale - tanto vale allora godere al massimo delle nostre giornate.

AGLI ELETTORI

Vi si inganna, cittadini. Vi si dice che l'ultima Camera composta da imbecilli e da imbroglioni non rappresentava la maggioranza degli elettori. E' falso.

Una camera composta da deputati ipocriti e deputati lestofanti rappresenta a meraviglia, invece, gli Elettori che siete. Non protestate: una nazione ha i delegati che si merita. Perché li avete votati?

Non perdete occasione, tra di voi, per convenire che più cambia e più è la stessa cosa, che i vostri eletti si prendono gioco di voi e non pensano che ai loro interessi, alla loro gloria da ventiquattr'ore e al denaro.

Perché li eleggerete di nuovo domani?

Vi si inganna, buoni elettori, vi si sfotte, vi si liscia il pelo quando vi si dice che siete belli, che siete la giustizia, il diritto, la sovranità nazionale, il popolo-re, che siete degli uomini liberi. Si raccolgono i vostri voti, punto e basta.

Vi si inganna, gregge elettorale, vi si inganna senza sosta. Vi si parla di benessere, e la lotta per il pane ritorna aspra e assassina. Vi si parla di patrimonio sacro, di confini da difendere, di tradizioni culturali - a voi che non possedete nulla.

Mai la propaganda elettorale è stata così scopertamente falsa, così sicura di poter contare su di una dilagante idiozia sociale. I fascisti e i leghisti sono in una casa sedicente delle libertà, e definiscono con spregio regime il potere in carica. Il rappresentante più sfacciato della concorrenza capitalista si autoproclama presidente operaio (e chissà quanti operai contenti di restarlo lo voteranno); il cementificatore per eccellenza, la cui utopia sempre più reale è un mondo a forma di centro commerciale, chiede "più amore e più rispetto per la natura", si preoccupa persino di chi "è rimasto indietro" (per farlo avanzare a calci in culo). La sinistra, dopo un secolo di progressi, dice chiaramente di fare quello che fin qui aveva fatto senza dire: difendere l'impresa. Ancella zelante del sistema tecnologico-industriale, pretende di aver sempre "salvaguardato l'ambiente". A destra sono contro l'immigrazione; a sinistra contro il "racket dei clandestini" (e cosa mai lo favorirà, questo "racket"; se non le leggi sui permessi di soggiorno e sulle espulsioni, leggi adottate da tutte le socialdemocrazie europee?). La destra vuole "città più sicure" (cioè più polizia); la sinistra anche. La destra pretende la "certezza della pena" (cioè più carceri); la sinistra anche. Eccetera. Di quel fango che è il centro non sapremmo neanche cosa dire.

Insomma, oltre a voler gestire tutti la stessa macchina economico-burocratica - all'interno della quale i cambiamenti reali sarebbero impossibili anche volendoli -, i partiti non si distinguono più neppure per i modi (che diciamo? per gli slogan). Ma in comune hanno soprattutto questo: qualsiasi programma dichiarino di sostenere (difendere una famiglia che non esiste più, ad esempio), all'elettore non chiedono di fare assolutamente nulla: basta che voti e tutto accadrà da sé. Votare per qualche ideale come un tempo (l'abolizione del salariato, la fratellanza tra gli sfruttati di tutto il mondo, eccetera), senza far nulla per realizzarlo, era un palese controsenso: non si può delegare la libertà.

Il sistema vi sta accontentando, cari elettori. I partiti non propongono alcun ideale, neanche la brutta copia di un sogno. La passività del voto è in perfetta coerenza con la passività della vita che vi promettono - il cerchio si chiude. In un mondo alla rovescia, potete prendere i loro slogan alla lettera. Votate.

VACANZE INTELLIGENTI

"L'idea è semplice ma geniale: fare della vacanza un momento di studio, di riflessione e di approfondimento. Trattando argomenti, come la logica, la filosofia, l'astrofisica, la matematica, che non rientrano propriamente tra le occupazioni o gli eressi quotidiani". Ecco le Vacances de l'Esprit, volute da Franco Bertossa, il quale ha pensato "alle casalinghe, ai professionisti, agli impiegati e anche agli studenti che avrebbero voluto, in una cornice naturale di indubbia suggestione (la valle di Anterselva, in Alto Adige) approfondire argomenti altrimenti inaccessibili."

Gianni Vattimo, docente di filosofia noto per la risibile formula del "pensiero debole", sull'esperienza di Anterselva ha detto: "Interessante è il fatto che ci siano persone di provenienza professionale e di condizione esistenziale molto diversa tra loro: un tipo di pubblico che difficilmente si raggiungerebbe in questa forma, in questa composizione attraverso iniziative diverse."

Quest'anno, partecipe ad una delle settimane previste sarà Emanuele Severino, il quale terrà un seminario dal titolo L'essere, il nulla, la follia, la guerra. "Si discuterà delle forme visibili della guerra per giungere all'essenza profonda e profondamente nascosta di questo fenomeno". Chissà che profondi insegnamenti ne trarranno i dirigenti lì presenti che si arricchiscono sulle varie guerre sparse per il mondo.

Ciò che di quell' "occasione di riposo e di riflessione" rimarrà tanto alla casaliinga quanto al professionista, tanto allo studente quanto all'impiegato, è l'impressione di aver coniugato studio e svago, di aver unito l'utile al dilettevole. E resterà anche la voglia di raccontare agli amici le proprie impressioni, cosa che fa ancora un certo effetto in società, su quei sette coltissimi giorni, nel mezzo di un anno passato faticosamente a liberarsi dal fastidio di riflettere su ciò che si fa. Il minimo che ci si può aspettare dall'aver mandato in vacanza l'intelligenza, in compagnia dei più "bei nomi della cultura e della scienza", è di sentirsi spiritualmente arricchiti. Qualunque cosa significhi questa espressione per degli imbecilli che vogliono capire e sapere pagando la conoscenza un tanto al metro. Sborsando L.1.200.000 alla settimana per arricchire, in questo caso piuttosto materialmente, dei farabutti i cui interessi si concentrano più sulla filosofia della speculazione economica che sulla speculazione filosofica, dei maneggioni più attenti allo spirito degli affari che non agli affari dello spirito.

LA COGLIONERIA SI COAGULA SEMPRE

Ci sono enigmi che uno sforzo di critica scioglie con facilità e che la società tuttavia ritesse continuamente. Si direbbe quasi che costituiscano il nerbo di questo mondo.

Che degli operai, invece di farla pagare ai loro padroni, sfoghino il loro risentimento nei confronti di altri operai stranieri, è uno di questi enigmi.

Così si presenta la situazione in diverse fabbriche lagarine, dove, come hanno denunciato di recente due responsabili sindacali, gli stranieri vengono insultati oppure esclusi dagli spogliatoi. Oltre a sopportare il ricatto del lavoro - legato a un ricatto ancora più grande: il permesso di soggiorno -, gli immigrati devono subire anche il peso dell'esclusione da quella "comunità" a cui i loro colleghi italiani credono di appartenere. Chi possiede solo le proprie catene salariali s'illude di avere un'identità nazionale da difendere. Non avendo alcun carattere proprio, questa identità è puramente negativa, cioè esiste solo grazie ad un Nemico immaginario. Tanto più i salariati sono separati socialmente, uniti solo dagli stessi valori mercantili, tanto più le forme della comunità fittizia (quella del sentirsi trentini, italiani, cattolici, eccetera) riversano tutta la loro brutalità razzista. Poveri contro poveri - un enigma scontato come un ghetto e feroce come una guerra.

Che a denunciare questa lotta di classe presa per il naso (cos'altro è il razzismo?) siano dei responsabili del sindacato è segno anch'esso dei tempi. Storicamente sono stati proprio i sindacati, nelle loro versioni socialdemocratiche e staliniste, ad aver contribuito in modo decisivo alla nazionalizzazione degli sfruttati (con la loro morale del lavoro per il bene del Paese, della Produzione, della Patria). La loro politica di cogestione, di "concertazione" (padroni e operai come "partner" dell'azienda) è un coagulo di competizione e di delazione più o meno larvata, dunque una fonte sempre viva di odio razzista.

I veri nemici sono i padroni: ecco l'unica discriminazione che potrà farla finita con tutte le altre.

GLI ANTICHI TIRANNI INVOCAVANO IL PASSATO; I NUOVI TIRANNI INVOCHERANNO IL FUTURO. L'EVOLUZIONE HA PRODOTTO LA LUMACA E LA CIVETTA; ESSA PUÒ PRODURRE UN LAVORATORE CHE NON AVRÀ BISOGNO DI MAGGIOR SPAZIO DI QUELLO DI UNA LUMACA O DI PIÙ LUCE DI QUELLA CHE SERVE A UNA CIVETTA. GLI UOMINI NON DEVONO DARSI LA PENA DI CAMBIARE LE CONDIZIONI, LE CONDIZIONI FINIRANNO BEN PRESTO PER CAMBIARLI. RANDELLIAMO LA TESTA FINO A CHE SARÀ ABBASTANZA PICCOLA PER ENTRARE NEL CAPPELLO. NON SPEZZIAMO LE CATENE DELLO SCHIAVO; COLPIAMO LO SCHIAVO FINO A CHE DIMENTICHI LE SUE CATENE.

A CHE FIGLI LASCERETE IL MONDO?

Domenica 18 MARZO, quattrocento persone hanno affollato il teatro Rosmini di Rovereto per ascoltare i consigli di una psicologa sulla crisi della famiglia e sull'educazione dei figli.

Nessuno le aveva informate che: primo, la famiglia non esiste più; secondo, che quando si è accettato di farsi rubare tutto da questa società e da chi la amministra, non può pretendere di avere ancora un controllo sui propri figli, prodotti ormai ben più dello spettacolo regnante, con le sue merci, le sue alienazioni elettroniche, i suoi desideri fabbricati in serie, che dei loro genitori. I poveri consigli di una povera psicologa stipendiata allo Stato non vi potranno fare nulla.

IL PROGRESSO E' DUE A TESTA

Un comitato di abitanti di viale Zugna, a Rovereto, sta protestando contro la presenza, vicino alle loro case, di un'antenna Omnitel per i telefoni cellulari, fonte di inquinamento elettromagnetico.

Non avendo stabilito se l'installazione di questo primo traliccio era a norma, vista la vicinanza delle case, la Provincia ha deciso, attraverso un suo comitato tecnico, di autorizzarne una seconda. Si tratta di un'antenna della Wind per la telefonia mobile. Zitti i Verdi, complice l'assessore "ecologista" all'urbanistica.

Senza contare i rischi di tumori per chi ci vive accanto, tali installazioni promettono di far discretamente avanzare l'idiozia sociale grazie a quel flagello tascabile che sono i telefonini.

In Trentino, la quasi totalità dei conduttori di alta tensione è al di fuori delle norme stabilite dalla legge. Da Pergine a Lavis, da Mezzocorona a Cles, da Ravina a Nave San Felice, da Martignano a Villazzano, da Capriana a Breguzzo, ci sono tralicci che superano addirittura di sessanta volte le soglie legali del cosiddetto "elettrosmog". Nonostante le centinaia di casi di cancro e di leucemia in Italia, gli esperti pagati per esserlo affermano, come ha recentemente ricordato l'ineffabile ministro della sanità Veronesi, che non ci sono studi certi sul legame tra l'insorgere di queste malattie e l'esposizione ai campi di onde elettromagnetiche. Di certo, per questi specialisti della mistificazione, ci sono solo i profitti legati alle due basi fondamentali del dominio: l'energia e l'informazione. Quelle stabilite per legge sono, dunque, solo "norme di sicurezza" false come tutti i criteri che isolano un fattore dagli altri (si tratti di un traliccio, di un rivestimento in amianto o in radon, di una sostanza tossica usata nei cibi o di un veleno presente nell'acqua). L'insieme complessivo di tali nocività non sarà mai analizzato - e quindi messo in discussione - da alcun istituto di ricerca. Inoltre, anche una volta stabilite, le "norme precauzionali" non vengono mai applicate, a meno che non sia un altro fattore sociale a superare le soglie legali: la protesta decisa degli abitanti.

LA CINA E' VICINA

A sostituire la manodopera immigrata dall'Africa è arrivata, nelle cave di porfido della valle di Cembra, la manodopera cinese. Il perché è presto spiegato: la ragione sta tutta nel vantaggio per i padroni delle cave di poter disporre di operai non sindacalizzati. Gli sfruttati cinesi, che subiscono senza fiatare modi di vita intollerabili, garantiscono un profitto maggiore e un minor rischio di conflitti sociali rispetto a degli sfruttati cui la comprensione della propria situazione non era sfuggita. Visto che i marocchini pretendono condizioni di lavoro, di salario, di trattamento sindacale diverse da quelle che si vuole imporre loro, meglio prendere qualcun'altro: i cinesi, per esempio. Per spaccare sassi vanno bene anche loro. Anzi meglio. Non per ragioni "genetiche", ovviamente, bensì sociali (il ricatto esercitato su chi parte e sulle famiglie che restano là dal racket che organizza loro il viaggio e le nuove condizioni di vita, la pressione della comunità di appartenenza, il problema della lingua, la rassegnazione indotta dalla religione), questi disperati sono dei lavoratori perfetti. Disponibili ad accettare le mansioni più rischiose e più dure senza alcun contratto, oppure a "mettersi in proprio", figurando come artigiani, così si risparmia qualcosina anche sui contributi da versare. E, beninteso, sgobbano per lo stesso salario da fame.

Va per le spicce l'economia mondializzata, spostando di qua intere popolazioni e di là interi stock di merci da produrre, palloni e bamboline, senza stare a guardare il luogo dello sfruttamento: l'indirizzo dei poveri è dove fa comodo ai ricchi. La Cina, con i suoi figli costretti a lavorare per anni al soldo dei padroni trentini per pagare ai padroni cinesi il viaggio e l'ingresso in Italia, è proprio dietro l'angolo.

 
 

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